Lo strazio dello zio-avvocato di Pamela: «Ho mantenuto la promessa che le avevo fatto» (video)

giovedì 30 maggio 10:46 - di Stefania Campitelli

È stata dura, durissima per Marco Valerio Verni che, nel processo per la morte di Pamela Mastropietro che si è concluso con l’ergastolo per il pusher nigeriano Innocent Oseghale che l’ha massacrata e fatta a pezzi, ha rivestito la doppia veste di avvocato della famiglia e zio della ragazza, fratello della mamma di Pamela. «La civiltà ha vinto sulla barbarie» ha detto il giovane avvocato dopo la lettura della sentenza emessa dai giudici della Corte d’Assise di  Macerata, al termine di oltre cinque ore di camera di consiglio.

Il coraggio dell’avvocato-zio di Pamela

Il suo strazio, l’obbligo a trattenere le lacrime in aula per non compromettere l’iter processuale, le arringhe mentre il cuore impazzisce al dolore e all’idea della macelleria che si è scatenata sul corpo della nipote appena diciottenne, è documentata nel profilo Facebook di Verni che prende a prestito una citazione di Piero Calamandrei sulla profesione dell’avvocato fatta di «comprensione, dedizione e carità». «L’essere zio mi ha dato la forza di non mollare, di andare fino in fondo. Oggi sono contento di essere riuscito a mantenere la promessa che le ho fatto all’indomani della morte», dice alle telecamere tra gli applausi, «sono stato il padrino di Pamela al suo battesimo, dopo averla portata in braccio all’altare oggi ho voluto contribuire a renderle giustizia».

Verni in maglietta nera contro gli intellettualoidi

In questi mesi il coraggio non gli è mancato. L0 zio-avvocato ha tenuto la barra dritta di fronte alle tante speculazioni politiche e alle spettacolarizzazioni televisive che hanno voluto accendere i riflettori sui particolari più agghiaccianti della tragedi di Pamela. Lo scorso luglio, in occasione delle “magliette rosse”, l’inziativa promossa da Libera e Gruppo Abele, Arci, Legambiente, Anpi per «per fermare l’emorragia di umanità», Verni decise di indossare una maglietta nera per replicare agli «intellettualoidi e benpensanti» che non hanno proferio una parola sulla vicenda di Pamela. «Ho deciso di indossare questa maglietta nera, non solo perché trovo questo colore molto bello ed elegante, ma anche perché  questo colore spesso viene associato a colori terrorizzanti proprio come terrorizzante è il presente che gli ultimi governi che si sono succeduti fino a pochi anni fa ci hanno lasciato in eredità». Ma il vero motivo del messaggio affidato ai social è la risposta« a qualche benpensante che in questi giorni ha indossato una maglietta rossa contro la presunta emorragia di umanità provocata dalla nuova politica italiana in tema di gestione dei flussi migratori. A queste persone vorrei rispondere che di rosso a me viene in mente solo il colore del sangue versato da una ragazzina di 18 anni uccisa e fatta a pezzi. Ecco, dietro a questo omicidio c’è in effetti una barbara politica migratoria che fino ad oggi è servita solo ad arricchire alcune persone ed alcune organizzazioni criminali. Dov’eravate quando Pamela è stata uccisa in quel modo? Perché non avete indossato anche in quella occcasione una maglietta rossa?». Solo un senso di pudore e di rispetto per mia nipote –  concludeva Verni  –mi impedisce di postare le foto (vere, non finte come amate fare qualche volta voi) del suo cadavere che, lo ricordo, è stato tagliato a pezzi), disarticolato (avete presente quando mangiate un pollo, cercando di disarticolarne le ossa?), scuoiato (gli hanno levato la pelle), lavato con la varechina, messo in due trolley e abbandonato sul ciglio di una strada».

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