L’espulso Bersani “espelle” Renzi e Calenda: «Vogliono un nuovo partito? Lo facciano»

venerdì 31 maggio 16:14 - di Valerio Falerni

Da espulso ad espulsore. «Vogliono un nuovo partito? Invece di parlare, prendano le loro decisioni e lo facciano». È un Pier Luigi Bersani insolitamente aggressivo quello che dai microfoni di Circo Massimosu Radio Capital, intima lo sfratto dal Pd alla coppia Renzi-Calenda. Una bella soddisfazione per l’ex-leader, cacciato via senza tanti riguardi insieme a tanti altri della vecchia guardia del vecchio Pci, poi Pds e poi ancora Ds. Il bersaglio di Bersani è l’idea di un partito moderato, liberal-democratico, portata avanti soprattutto dall’ex-ministro Calenda. Ma che non dispiacerebbe affatto a Renzi, sempre più sospettato di voler fare una scissione sul modello di Macron. Per Bersani è la rivincita  a lungo attesa: «Noi – incalza – abbiamo bisogno di dare messaggi di protezione che abbiano come contenuto i nostri valori, i valori di uguaglianza, io chiamo questo sinistra di governo, poi ognuno la chiami come vuole. Basta che ci intendiamo».

Bersani: «Riportare a sinistra i voti del M5S»

L’ex-segretario del Pd ripropone la strategia dell’attenzione verso il M5S. Una strada da lui già battuta dopo la «non vittoria» del 2013. Con esiti disastrosi. Uscì infatti umiliato dal confronto in diretta streaming con una delegazione di neoparlamentari grillini. Ma ora torna a rivendicare la giustezza di quell’intuizione. E lo fa citando l’analisi di Nando Pagnoncelli, il sondaggista del Corriere della Sera, secondo cui la metà dei 6 milioni di voti persi da Di Maio domenica scorsa, quella che si è rifugiata nell’astensione, «si ritiene di sinistra». «Come possiamo pensare di lasciare un muro con questo elettorato?», si chiede ora polemicamente Bersani. «Per poterli intercettare – prosegue – bisogna ammettere di aver sbagliato e poi rivolgersi a loro dicendo: “Cara gente, stando attaccati a questa destra state buttando via la radicalità democratica, costituzionale, che è dentro a gran parte del vostro movimento”. Non serve discutere con Di Maio di alleanze».

Ma da ministro s’intestò politiche moderate

La ricetta del vecchio leader è chiara: la sinistra torni a fare la sinistra e quei voti torneranno all’ovile. Può darsi. Bersani farebbe però bene a ricordare che quando il movimento di Beppe Grillo esplose nelle urne, cioè nel 2013, era lui che guidava la sinistra alle elezioni. Renzi è arrivato solo dopo. Così come dovrebbe riconoscere che da ministro si intestò le famose lenzuolate, cioè una serie di liberalizzazioni, non certo di sinistra, proprio per strizzare l’occhietto ai moderati. Si sa, l’età gioca brutti scherzi. A maggior ragione occorre stare in campana: giusto per non perdere, oltre alla memoria, anche la faccia.

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