L’elogio del paracarro in politica: evita di finire fuori strada per errore o distrazione

mercoledì 22 maggio 11:53 - di Ignazio la Russa

Troppe volte ho sentito paragonare ad un paracarro persone da dileggiare perché incapaci di evolversi, di cambiare opinione, di accettare qualcosa a cui prima non credevamo. Anche io, in qualche occasione, ho forse ripetuto la fatidica frase “solo i paracarri non cambiano idea”. Ma ieri sera, ascoltando a Torino l’intervento elettorale del mio amico Agostino Ghiglia, mi sono convinto di una verità diversa e più profonda e ho convintamente rivalutato il paracarro.
Cos’altro è un paracarro se non un confine che delimita la giusta via? A cos’altro serve un paracarro se non ad evitare che per errore o distrazione si finisca fuori strada o, peggio, si precipiti in un burrone. Fuor di metafora, essere un paracarro non può voler dire essere incapace di comprendere la realtà. Al contrario, sentirsi orgogliosamente paracarri può significare essere fermi sulla retta via, essere coerenti con i propri valori, essere pronti ad evitare agli altri pericolose sbandate.
E poi i paracarri sono solo apparentemente immobili. Se li guardi in sequenza come fossero un unicum ti accorgi che ti accompagnano lungo la strada che percorri, anzi te la indicano lasciando a te, negli incroci, la scelta migliore purché si resti in carreggiata, purché non si perda di vista la via che porta alla meta. Ecco, io voglio essere come questi paracarri. Non perdermi fuori dalla strada maestra e, con umiltà, fermo nelle mie convinzioni, aiutare gli altri a scegliere bene la loro.

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