Lara Comi si difende: «Pagata per la consulenza. La tesi? Era citata nelle fonti»

giovedì 16 maggio 14:50 - di Gigliola Bardi

Non «finanziamenti occulti», ma «compensi per prestazioni professionali». All’indomani della notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati per una ipotesi di finanziamento illecito, Lara Comi affida al suo avvocato, Gian Piero Biancolella, il compito di spiegare le circostanze che le vengono contestate nell’ambito della più ampia inchiesta sulla corruzione in Lombardia. Ovvero di chiarire che quei 31mila euro dati dalla società del presidente regionale di Confindustria, Marco Bonometti, la Officine meccaniche rezzatesi (Omr), a sua volta indagato, alla società di consulenza dell’eurodeputata azzurra, la Premium consulting, erano effettivamente il corrispettivo di un lavoro svolto e non una “bustarella” allungata sottobanco per sostenere la campagna elettorale per le europee.

La difesa di Lara Comi

«Gli importi pagati alla società della quale è socia ed amministratrice non sono finanziamenti occulti ma compensi per prestazioni professionali svolte da soggetto che ha le competenze e le capacità per rendere la prestazione richiesta», ha chiarito Comi, per il tramite dell’avvocato Biancolella, che si è soffermato anche su un dettaglio che, secondo quanto emerso dalle cronache, dovrebbe far propendere per un “finto” lavoro: gli stralci di una tesi di laurea presenti all’interno della consulenza sul Made in Italy svolta per la Omr. Il legale dell’esponente azzurra ha spiegato che nel testo viene «espressamente indicato l’utilizzo», tra le altre fonti, delle riflessioni contenute nella ricerca di «Antonio Apuzza, laureando del corso di laurea in Economia e direzione delle imprese». Inoltre, secondo la tesi difensiva, la consulenza legata alla promozione del prodotto italiano «è di sicuro interesse del committente, per le molteplici attività svolte in diversi settori, dalle società allo stesso riferibili e differenti dalla metalmeccanica». Dunque, «quale legale incaricato dall’onorevole Comi posso con decisione contestare che sussista l’illecito ipotizzato», ha aggiunto Biancolella, sottolineando che «non vi era motivo alcuno che impedisse che un finanziamento del tutto lecito potesse essere effettuato secondo le modalità previste dalla legge. Non vi era quindi motivo per simulare un contributo elettorale con una prestazione di servizi».

L’intercettazione «rilevantissima»

La stessa Comi ha parlato di «accusa assurda», assicurando che «io continuerò a fare campagna elettorale», mentre è stato il direttore dell’Afol-Agenzia per il lavoro, Giuseppe Zingale, a fornire la spiegazione di una intercettazione che gli inquirenti ritengono «rilevantissima» ai fini dell’inchiesta che coinvolge l’eurodeputata di Forza Italia. Nella conversazione carpita all’interno di un ristorante, Zingale parla con Gioacchino Caianiello, ex coordinatore di FI a Varese, arrestato martedì e ritenuto gran burattinaio dell’intricato giro di presunte corruzioni lombarde. I due si riferirebbero al Lara Comi chiamandola «cretina» e parlando di cifre «liquidate» o ancora da dare. «Vabbè, ma alla fine quanto ha preso questa?», chiede Caianello a Zingale che risponde: «Per il momento 38, però se non mando i segnali…». «Sì, però ti voglio dire una roba, se non c’è disponibilità, non becca un cazzo! Io non ho visto niente…», aggiunge poi Zingale. Per i pm lo scambio sarebbe la “pistola fumante” che inchioda Comi. Ma, interrogato dal Gip, Zingale ha spiegato che la conversazione faceva riferimento a una consulenza a una avvocato ligure che Comi aveva indicato come esperta di progetti e bandi europei, ai quali l’Afol voleva partecipare. Avvocato che, però, non aveva ancora portato i risultati sperati.

 

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