Farmaceutica italiana a gonfie vele: superata anche la Germania, è prima in Europa

mercoledì 8 maggio 11:50 - di Marino Petrelli

Buone notizie dalla farmaceutica italiana: con 32 miliardi di produzione, di cui l’80% destinato all’export (+118% dal 2008 al 2018), il nostro paese è il primo produttore farmaceutico in Europa nel 2018, superando la Germania dopo un lungo inseguimento. L’Istat ha certificato una leggera flessione a febbraio, meno 3% di fatturato, ma il trend resta positivo e anche nella ricerca e sviluppo le imprese del farmaco, dati Farmindustria alla mano, danno un importante contributo: studi clinici per 700 milioni di euro nel 2017, collaborazioni con università e con istituti pubblici di ricerca, 1,5 miliardi di euro investiti in ricerca e sviluppo e 1,3 miliardi per la produzione solo nel 2017. Per questo motivo, l’Italia, già vero e proprio Hub europeo per la produzione, vuole diventare anche il centro per lo sviluppo di nuove terapie, magari intercettando parte dei mille miliardi di dollari che verranno investiti a livello mondiale nella ricerca e sviluppo nei prossimi sei anni.
Lombardia e Lazio si confermano, ormai da diversi anni, i leader a livello regionale, come emerge dal Rapporto sugli indicatori farmaceutici di Farmindustria. La Lombardia assorbe circa la metà degli occupati del settore nazionale con 28 mila unità più 18 mila nell’indotto, seguita dal Lazio con oltre 60 aziende del settore, 16 mila occupati e 6 mila nell’indotto. E’ capofila italiana anche per investimenti che ammontano a 400 milioni di euro ed è la seconda regione per l’export, che vale oltre 5 miliardi di euro su un totale nazionale di 21. Al primo posto il Lazio con 9,1 miliardi. L’Italia conta quasi 200 aziende farmaceutiche, 66 mila addetti, di cui il 90% laureati o diplomati, 6.400 ricercatori. Gli under 35, tra il 2014 e il 2017, sono aumentati dell’11 per cento e sono l’81 per cento dei nuovi assunti, quasi tutti con un contratto indeterminato. Ottimo anche l’impiego femminile, abbondantemente sopra il 40% e quasi al 50% nella sezione ricerca e sviluppo.

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