La “brutta Italia”: fare il delinquente “conviene”. La strategia di ladri e rapinatori

giovedì 2 maggio 12:15 - di Enea Franza

Non è la prima volta che torno sui problemi della giustizia per rappresentare come l’attuale sistema delle sanzioni in particolare penali previste risultano assolutamente irrazionali e in una logica “costi-benefici” spiegano la scelta moralmente riprovevole, ma razionalmente giustificata, di delinquere.

Gli esempi non mancano e vi propongo, cosa intendo dire facendo riferimento ad un modello di scelta razionale in una mente deviata, quando  deve scegliere se è meglio rubare in appartamento o un’auto, ovvero, alzare la posta e decidere per una rapina a casa. Premettiamo che, rispettivamente, il vigente codice penale prevede, nel primo caso, da uno a sei anni di reclusione, nel secondo da 6 mesi a 3 anni e, infine,  per la rapina, da 4 a 20 anni. Scorrendo le statistiche del Ministero della Giustizia la probabilità di successo (e quindi di farla franca) per il delinquente  è nella prima ipotesi di furto in appartamento di circa il 94 % mentre  per il furto d’auto, addirittura del 97%; invece, nel caso di rapina, le percentuali di successo si abbassano in modo vertiginoso fino al 24%.

Peraltro, è noto, in particolare ai ladri che esiste un buon mercato per le auto rubate, mentre è più complesso, in  caso di furto in casa, riuscire a prelevare contante e, a meno di avere notizie certe sull’esistenza di una cassaforte accessibile, di solito si ottengono “solo” beni  preziosi che vengono venduti molto al di sotto del prezzo di mercato. Altra storia sono i furti su commissione che, comunque, rappresentano una componente minoritaria.  Ne segue che il guadagno ipotizzabile da un furto d’auto è generalmente molto maggiore di un furto in casa e probabilmente pari a quello che si ottiene da una rapina in casa. La presenza della famiglia dà, infatti, la possibilità di accedere prontamente alla cassaforte e di prelevare contatti, ovvero di estorcere denaro ai presenti in vario modo.

Ciò premesso ipotizzando un costo per la perdita di libertà del ladro pari a circa 25 euro al giorno, possiamo facilmente calcolare  quali dei possibili furti ipotizzati massimizzano il pay off, in altri termini,  l’illecito che  dà il beneficio maggiore.

Concentriamoci prima sul prezzo della libertà.  Esso generalmente è calcolato in 250 euro per l’ingiusta detenzione. Ma qui stiamo valutando altra cosa, ovvero, se conviene delinquere o lavorare. Adesso, se per un giovane il prezzo medio del lavoro è all’incirca di 700 euro, quindi  circa 25 euro al giorno, diciamo che questo è il denaro a cui rinuncia per la sua libertà.

Adesso con un semplice prodotto  tra la probabilità di finire in prigione (rispettivamente il 16%, il 17% ed il 66%), il mancato guadagno lecito ed ipotizzando che al reo sia applicata la pena detentiva media (dunque: per il furto in casa 3 anni; 1,3 anni per il furto di auto; e, infine, di 12 anni per la rapina) si ha che conviene rubare una macchina per un pay off  di sole 1.898 euro.

Non molto di più per gli altri tipi di reato:  4.653,8 euro per i furti in casa e, 72.270 euro per le rapine. Naturalmente la ripetizione del reato non modifica sostanzialmente il discorso. Ma se a questo dato aggiungiamo la considerazione che la condanna non è quasi mai scontata per intero e di solito, per un furto d’auto, non si va in prigione, troviamo che conviene rapinare piuttosto che lavorare per valori di ricavo atteso dal furto molto minori.

La storia raccontata, che immagino sia comunque ben presente al legislatore, non sembra colpire  più di tanto che continua in una produzione legislativa assolutamente slegata dalle necessità del Paese e sembra piuttosto incline a seguire le mode che di volta in volta infiammano l’opinione pubblica. Eppure, modi oggettivi per scegliere la giusta pena ce ne sono ma non sembrano in alcun modo far parte del set informativo decisionale; in altri termini anche la scelta di essere ladro è una scelta economica e nel comminate pene il legislatore deve tener conto della realtà fattuale.

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