Il Viminale avvisa i naviganti “umanitari”: la Sea-Watch 3 non si azzardi a puntare verso l’Italia

lunedì 13 maggio 11:03 - di Stefania Campitelli

Le imbarcazioni “umanitarie” delle Ong, dopo il fermo di mesi, tornano in mare a sfidare la direttiva italiana sulla chiusura dei porti puntando, probabilmente, verso le coste siciliane. Dopo la Mare Jonio, la nave dei centri sociali di Luca Casarini, sequestrata a Lampedusa al termine dell’ennesimo sbarco in seguito al salvataggio di un gommone in avaria, si fa sotto la Sea-Watch 3 ( battente bandiera olandese) che ha annunciato di essere pronta per nuovi pattugliamenti nel Mediterraneo, dopo il braccio di ferro di gennaio con il Viminale, quando era rimasta a largo del porto Siracusa per diversi giorni.

Salpata dal porto di Marsiglia, l’imbarcazione della ong tedesca in queste ore sta navigando nel Mediterraneo in direzione delle coste libiche. Ad annunciarlo su Twitter è la stessa Ong fondata a Berlino nel 2014 : «Dopo il blocco pretestuoso dell’Olanda, l’imbarcazione ha lasciato da poco il porto di Marsiglia e naviga verso l’area Sar per tornare alla sua missione di soccorso nel Mediterraneo centrale». Dopo un mese di fermo obbligato in porto a causa del mancato rispetto delle normi di sicurezza a bordo, soddisfatta di aver vinto il tribunale dell’Aja (il nuovo codice olandese non può essere attuato senza un periodo di transizione) la Sea Wathc 3 è pronta ad aprire un nuovo fronte di guerra nelle acque del Mediterraneo «per impedire nuovi morti».

Alla notizia della nuova crociata nel nome del salvataggio (business) umanitario davanti alle coste libiche, Matteo Salvini lancia un lapidario avviso ai naviganti  “buonisti”. «Non pensino di aiutare scafisti, imbarcare immigrati e dirigersi verso l’Italia perché verranno fermati, con ogni mezzo lecito consentito». Il messaggio –  aggiunge il vicepremier leghista in previsioni di nuovi flussi di partenze con l’arrivo dell’estate  – è rivolto anche ai nostalgici dei “porti aperti” presenti in Parlamento. Parole dirette agli alleati grillini che nei giorni scorsi avevano attaccato il suo decreto sicurezza bis tornando ad alzare la tensione già alle stelle dentro il governo. Con il nuovo testo Salvini inrende  attribuire al Viminale le  competenze del ministero dei Trasporti sul tema cruciale del passaggio di navi in acque territoriali e prevedere multe per le navi che salvano migranti. Agli “accoglienti” di professione solerti a muoversi per andare a recuperare i clandestini anche davanti alle coste libiche, il titolare del Viminale ribadisce la linea dura: «Se qualcuno rimpiange i porti aperti che portavano in Italia più clandestini e facevano morire in mare più persone, sappia che avrà nel sottoscritto un avversario irriducibile».

La Sea Watch, da parte sua, ha denunciato «l’uso di assetti aerei europei per facilitare i respingimenti, mentre almeno 70 persone annegano in un naufragio e 240 vengono riportate forzatamente in Libia». Ieri il Moonbird, l’aereo che coadiuva la Sea Watch nei soccorsi in mare, ha annunciato di aver visto migranti cercare di sfuggire a nuoto ad una motovedetta libica che aveva intercettato l’imbarcazione su cui viaggiavano per riportarli in Libia

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