I tre seri problemi per la democrazia italiana e il principio di rappresentanza

giovedì 30 maggio 11:36 - di Sante Perticaro

Se, come ha ammesso lo stesso vicepremier dimissionario (o dimissionato?) Luigi Di Maio, ben un terzo degli elettori pentastellati ha preferito non recarsi a votare piuttosto che scegliere un’altra formazione politica (evidentemente non condividendo le concrete azioni di governo che la rappresentanza del proprio partito sta portando avanti dentro l’esecutivo Conte), allora ci sono ben tre seri problemi per la democrazia italiana.

Il primo è raffigurato dall’assenza di ogni linfa vitale critica che scorre nelle vene di quella che è ancora la prima forza nel Parlamento nazionale e il secondo -che poi non è altro che la conseguenza di ciò che ho appena descritto- è dato dalla l’incapacità di assumersi tutte intere le proprie palesi responsabilità per le incongruenze operative che il governo gialloverde ormai sta testimoniando a tutti.
Insomma, Di Maio ha riconosciuto che il proprio elettorato è tutto il contrario di quanto ci vorrebbe, per l’Italia, in un momento come questo: dove sarebbe necessario flettere ogni muscolo per fronteggiare una Comunità Europea che ci si sta prospettando severa, con la bacchetta in mano, pronta a scudisciarci qualora non dovessimo “ubbidire e basta” ai suoi diktat. In più, con una bisaccia piena di munizioni che ci potrebbero farci seriamente male, altro che “triccheetracche” da carnevale: come potrà fronteggiarla una compagine del tutto rappresentativa di un popolo di disertori?
Una rappresentanza,  cioè,  che è l’esatto opposto di quel “cuneo da combattimento” padano, fatto a immagine e somiglianza del suo leader – Salvini -, sempre pronto a muoversi comunque: anche quando il Nord della propria bussola orientativa (è il caso dell’autonomia di Veneto e Lombardia) rischia seriamente di saltare.
Allora, se pure lo stesso “toro seduto” di quella tribù di zingari che ha vinto le ultime elezioni politiche ha riconosciuto implicitamente che quei presunti combattenti e quelle squaw che occupano gli scranni di Montecitorio in rappresentanza di un popolo del tutto smidollato, preferiscono starsene a casa piuttosto che opzionare per un’altra forza politica, allora c’è un serio problema per la nostra democrazia così come ce la prospetta la nostra Costituzione.
Il terzo problema, allora, è che siamo ormai senz’ acqua nel mezzo del deserto della nostra democrazia: che, prima, era basata sulla sana e corretta competizione tra forze politiche alternative e tangibili, ora è trasfigurata in un essere che si muove in forza del principio “se non mi piaci me ne sto a casa, sul divano”.
Al fondo di tutto, cioè,  ci sta proprio la maturità democratica del popolo pentastellato: pronto a fare strame delle nostre leggi e che rappresenta, di fatto, solo la …dirigenza di una Società informatica privata, alla faccia del “popolo sovrano” e pure del roboante conflitto di interessi.
Qui siamo proprio all’ “abc” della nostra Costituzione: su cui sarebbe opportuna ed urgente una qualche chiarezza anche giurisdizionale.

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