I terremotati: «Ci hanno voltato le spalle». Monta la rabbia, sabato tutti in piazza

giovedì 16 maggio 10:09 - di Paolo Sturaro

Avviliti, arrabbiati, stanchi. La certezza di essere stati messi da parte, dimenticati, abbandonati. Il 18 maggio i terremotati scendono in piazza, a Roma per far sentire la loro voce. Un solo urlo che parte dai Comitati Terremoto Centro Italia. «C’è una parte del nostro Paese dove il tempo si è fermato. Nel cuore dell’Appenino la ferita del sisma è ancora aperta», affermano. «Noi non abbiamo governi amici. Siamo scesi in strada nei nostri territori, siamo scesi in piazza a Roma, abbiamo protestato ma abbiamo anche proposto. Abbiamo scritto emendamenti alle leggi, partecipato ad infinite riunioni, i governi si sono alternati ma la risposta è stata sempre la stessa: una ricostruzione inesistente, un modello di ricostruzione che è imploso su se stesso e che andrebbe cambiato radicalmente perché inadatto, la mancanza di visione e programmazione a medio termine».

La denuncia dei terremotati: “Moriamo giorno dopo giorno”

Denunciano l’assenza del governo, «quelli di prima e quelli in carica che solo un anno fa avevano promesso cose che poi non hanno mantenuto. E intanto – aggiungono i Comitati – il Centro Italia colpito dal terremoto continua a morire lentamente giorno dopo giorno da ben due anni e mezzo. Perché chi aveva un lavoro non lo ha più». La denuncia è forte: «Migliaia di posti di lavoro, aziende artigiane, agricole, commercianti, costretti a chiudere con pochissime possibilità di riaprire. Perché chi lo ha ancora, inizia a perdere la speranza in un futuro di queste terre, soprattutto i giovani. Ad oggi nessuno, tranne la solidarietà degli italiani, si è preoccupato di ripristinare la situazione, di riportare le condizioni migliori affinché le persone potessero ricominciare a vivere, lavorare, ed avere una speranza di vita dignitosa per se e per la propria famiglia, nei territori che amano senza dover pensare di abbandonarli. Resistiamo immersi nella natura che amiamo come il gamberetto del lago di Pilato. Non abbiamo bisogno di grandi opere inutili ma di un aiuto concreto a ricostruire e rigenerare la bellezza dei nostri luoghi e la ricchezza che ne deriva per l’Italia intera. Siamo stanchi di un governo assente che promette e non mantiene e lascia al proprio destino un territorio cosi vasto dell’Italia centrale tra Marche-Umbria-Lazio-Abruzzo. Siamo stanchi di chi usa i soldi destinati ai terremotati (sms solidali-Fondi europei) come bancomat per altri fini. Siamo stanchi di passerelle e selfie».

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