Governo, litigano persino Conte e Giorgetti. Doppio Cdm per evitare la rissa

lunedì 20 Maggio 13:47 - di Valerio Falerni

Chi voleva il governo del cambiamento se lo vede ora servito anche sotto forma di Consiglio dei ministri da consumarsi in comode tranche. Una prima riunione della seduta che si preannuncia particolarmente infuocata, è stata infatti fissata per le 16 di oggi pomeriggio per occuparsi solo di alcune misure in scadenza, tipo leggi regionali. Poi sarà sospeso per riprendere alle 20.30con l’obiettivo di affrontare i dossier più corposi, tipo il decreto “sicurezza-bis” e quello “natalità“. In realtà il rischio è che tutto si risolva in un nulla di fatto, se solo si pensa che l’ordine del giorno ancora non si conosce mentre tutt’intorno al governo ardono i roghi delle polemiche, dei veti e delle ripicche reciproche. Era stato lo stesso Conte a informare i giornalisti del doppio Cdm.

Governo in panne anche sull’odg del Consiglio dei ministri

L’illusione del premier di aver messo così il silenziatore alla guerra in corso tra Lega e M5S è durata poco. Salvini sente puzza di bruciato e si va sempre più convincendo che Di Maio stia boicottando il suo decreto sulla sicurezza al solo scopo di non regalargli una vetrina di facile presa nell’ultima settimana di campagna elettorale. E perciò lo ripaga con gli stessi tossici sospetti circolati nel caso Siri: «Se per i Cinquestelle si può rimandare la lotta alla camorra, il traffico degli esseri umani e la violenza nel mondo dello sport, lo spieghino agli italiani. Non è un problema di Salvini – conclude il ministro dell’Interno – ma del Paese, io sono pronto».

Il sottosegretario leghista al premier: «Non sei imparziale»

Poco prima, a conferma che la situazione rischia davvero di sfuggire di mano ai suoi stessi protagonisti, la polemica aveva investito lo stesso Conte e Giancarlo Giorgetti, cioè i più silenti ed istituzionali uomini del governo. Ad innescarla, un’intervista alla Stampa in cui il sottosegretario leghista ha accusato il M5S di «farci opposizione» e il premier «di non essere super partes». Risultato: «Il governo è ormai paralizzato». Conte ha tentato di derubricare tutto a «reazioni emotive» fattesi «più accese nel rush finale» della campagna elettorale. Ma senza rinunciare ad una replica più pepata: «Vorrei chiarire che il premier, sin dal principio di questa competizione elettorale, è rimasto sempre al di fuori della dialettica: questo ci tengo a precisarlo perché non troverete mai una mia dichiarazione a favore di una forza politica o dell’altra». In ogni caso, Conte giudica «non grave, ma gravissimo» far trascendere «la dialettica fino a mettere in dubbio la mia imparzialità».

 

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