Generale contro Anpi il 25 aprile, Trenta annuncia una “procedura di accertamento”

venerdì 3 maggio 17:23 - di Redazione

“Pensavo che non fosse necessario intervenire in merito alla vicenda del 25 aprile a Viterbo, tuttavia visto che qualcuno oggi cerca di strumentalizzare una notizia uscita e non esatta, credo sia giusto dire cosa io penso di quanto accaduto”. Inizia così il lungo post del ministro della Difesa Elisabetta Trenta sul caso del generale di brigata dell’Esercito Paolo Riccò durante la cerimonia di celebrazione della festa della Liberazione a Viterbo, in cui chiarisce che dalla Difesa “non è stata aperta alcuna inchiesta” fermo restando “la procedura di accertamento dei fatti”.

Il ministro: «Conosco il generale Riccò, ma…»

“Conosco il Gen. Riccò e lo stimo professionalmente; non conosco invece l’oratore, ovvero il presidente dell’Anpi locale Roberto Mezzetti, ma personalmente credo che entrambi abbiano adottato comportamenti non adeguati al contesto delle celebrazioni. I militari dovrebbero rimanere sempre al di fuori delle dispute di natura politica, non essere oggetto di strumentalizzazioni e costituire garanzia per le libere e democratiche espressioni di idee e opinioni”, sottolinea Trenta. “Al contempo, questo non significa che io approvi quello che è stato dichiarato dal presidente Mezzetti – continua il ministro -. Ritengo che durante una festa nazionale, come quelle del 25 Aprile, le parole più opportune debbano essere di unione e non divisione. Si possono riportare dati e numeri, anche certificati, c’è però una questione di opportunità che non può passare in secondo piano e laddove la si ignori, il rischio è veicolare una strumentalizzazione che in alcuni casi, proprio com’è accaduto a Viterbo, rischia di apparire un’offesa e di infrangere il sentimento patriottico che io stessa custodisco con orgoglio”.

Un provvedimento a “garanzia”

“I nostri militari rischiano il sacrificio della propria vita ogni giorno per garantire la nostra sicurezza, in Italia e all’estero. E lo hanno fatto e continuano a farlo anche in Afghanistan. Questa è una consapevolezza che deve avere ognuno di noi. Io sono fiera di loro! Per ultimo, come abbiamo già spiegato stamani, dalla Difesa non è stata aperta alcuna inchiesta, ma come previsto dalla legge, le autorità militari competenti dovranno avviare una procedura di accertamento dei fatti. Si tratta di un provvedimento che l’amministrazione adotta, a garanzia di eventuale personale militare interessato e a tutela della stessa immagine delle Forze Armate”, conclude Trenta.

Commenti

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  • Enzo Casella 4 maggio 2019

    Sig.ra Ministro
    Se non sbaglio, in quella occasione il dirigente ANPI, ha accusato i nostri militari in Afganistan di essersi resi colpevoli di azioni deprecabili. Il Generale presente non ha reagito, ha preferito allontanarsi senza rispondere. Sono stato ufficiale degli Alpini nel lontano 1962 quando vigeva pieno rispetto verso i militari, soldati semplici , sotto ufficiali, ufficiali e generali, rispetto per il nostro paese, per la nostra bandiera e per il nostro inno. Il nostro compito era di difendere il nostro paese da qualsiasi attacco, interno ed esterno. L’inno nazionale è diventato Bella ciao ed il rispetto per tutto quello che ho sopra elencato è scomparso. Sono dell’avviso che chi governa il paese dovrebbe intervenire per evitare che si continui su questa strada; distruggere la nostra storia, la nostra identità può solo preparare un triste futuro per i nostri figli e nipoti. Dove può farlo, intervenga. Cordialmente Enzo Casella

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