Esumati a Lussino i marò della Decima caduti eroicamente nel ’45 resistendo ai partigiani titini

venerdì 17 maggio 20:14 - di Antonio Pannullo

Dopo 74 anni sono stati riportati alla luce i resti degli eroici soldati della Decima Mas morti a Lussino, in Jugoslavia, dopo una accanita resistenza alle truppe titine. Ne dà notizia il Giornale in un approfondito articolo a firma Elena Barlozzari, in cui ricostruisce le sconosciute vicende di questi ultimi soldati della Repubblica Sociale Italiana caduti in difesa del loro ideale e della loro patria. Le spoglie di questi ragazzi, inviati da Junio Valerio Borghese sull’isola oggi croata, erano tutti sepolti in una fossa comune al cimitero di Ossero, ma solo adesso ne è stato possibile il recupero. In tutto erano una quarantina i giovani della Decima, e in parte furono deportati e poi uccisi, in parte resistettero ai titini sino all’ultimo: chi fu catturato dai feroci partigiani comunisti, fu costretto a scavarsi la fossa e poi ucciso. I fatti avvennero il 21 aprile del 1945. Secondo le testimonianze, furono solo tre quelli che poterono tornare. Come si diceva, era già qualche anno che la presenza di questo corpi era nota, e nel 2008 la Federesuli aveva apposto una lapide presso il cimitero. Come dice l’organizzazione nel dare notizia dell’esumazione di una trentina di corpi non ancora identificati, riporta sempre il Giornale: “Anche se quei poveri resti, a tutt’oggi, risultano essere ufficialmente di persone ignote, per tutto il mondo dell’esodo lo scavo della fossa di Ossero rappresenta un successo, seppure amaro, conseguito a decenni di distanza ed ottenuto grazie all’insistenza delle associazioni che hanno da sempre richiesto di onorare i propri caduti. Gli scavi, spiegano ancora dalla FederEsuli, “rappresentano l’attuazione dell’accordo stipulato sulle sepolture di guerra da una apposita Commissione mista italo-croata e sottoscritto a Zagabria il 6 maggio 2000”. La FederEsuli, “sin dalla sua costituzione, ha continuamente svolto un’azione di interlocuzione con le istituzioni italiane, affinché si facessero carico di dialogare con le omologhe autorità croate, al fine di ottenere un semplice gesto di pietà umana. Per questo ringrazia sentitamente il Commissariato per le Onoranze ai Caduti in Guerra (Onorcaduti), il Ministero degli Esteri e la Presidenza del Consiglio dei ministri, così come le autorità croate che hanno reso possibile l’esumazione”.

La testimonianza del capitano Federico Scopinich

Risale al 2008 un’altra preziosa testimonianza del capitano Federico Scopinich, che in quell’anno si recò a Lussinpiccolo presso il cimitero di Ossero. Scrive infatti Scopinich: “…Durante successivi viaggi a Lussino e Neresine ho raccolto varie testimonianze, lettere e foto di questi marò; con questo materiale sono riuscito a trovare loro parenti a Genova e in Toscana i quali mi hanno consegnato altro materiale interessante. I soldati della Decima di stanza in Istria e isole erano qualche centinaia divisi tra Pola, Laurana, Fiume e una settantina tra Cherso, Neresine e Lussinpiccolo. Questi reparti erano stati inviati dal Comandante Principe Borghese negli ultimi mesi di guerra per contrastare l’avanzata dei partigiani di Tito in attesa di un presunto sbarco degli Alleati nella penisola istriana (purtroppo mai avvenuto). In tutto i componenti della Decima Mas a Lussino erano una quarantina, distribuiti tra Neresine e Zabodaski. I venti di Zabodaski comandati dal guardia marina Foti si arresero, furono portati in jugoslavia e tornarono in tre o quattro. Nella notte del 19 aprile – prosegue la preziosa testimonianza – una brigata intera di 4600 titini armati dagli inglesi sbarcarono a Verin: metà si diressero verso Cherso, l’altra metà verso Ossero (difesa da 38 tedeschi) che conquistarono dopo gravi perdite e furiosi combattimenti.
La mattina del 20 aprile 1945 investirono la ex caserma dei carabinieri a Neresine dove si erano asserragliati circa 20 marò della X-MAS comandati dal Tenente Fantechi, armati solo di armi leggere. Si arresero solo dopo aver terminato le munizioni; nello scontro il sottocapo Mario Sartori di Genova per non farsi prendere prigioniero si suicidò con l’ultimo colpo del suo mitra. Alla sera, scalzi e denudati, furono portati a piedi fino a Ossero e Belei e quindi di nuovo a Neresine dove furono rinchiusi nella scuola elementare. Il giorno 21 aprile 1945, ricondotti nuovamente a Ossero, dietro al muro del cimitero, furono costretti a scavare due grosse fosse. Vennero quindi massacrati e buttati dentro. Tutto questo è documentato da lettere dei parenti, da testimonianze in loco e da racconti di due sopravvissuti (Nino De Venuto di Genova e Sergente Vito Durante di Padova) che si trovavano con un altro gruppo di marò a Zabodaski. (…) Il sottocapo Mario Sartori di Genova che aveva 20 anni (come gli altri), l’unico morto in combattimento (suicidatosi), era stato sepolto nella tomba di famiglia del Podestà di Neresine, signor Menesini. Ho parlato con la figlia di Menesini a Genova e mi ha confermato che è stato esumato il 7 settembre ’64, insieme al Tenente aviere Carlo Bongiovanni caduto nel ‘42 sul Monte Ossero. Il tutto è stato confermato dal Prof. Oneto di Genova che sfilò il cinturone del ragazzo e lo consegnò alla madre, a Genova, in Piazza delle Erbe”. Il capitano Scopinich è riuscito con le sue ricerche a risalire ai nomi di alcuni dei fucilati: tenente Fantechi di Pistoia (35 anni), marò Ermanno Coppi di La Lima (Pistoia), marò Aleandro Petrucci di La Lima (Pistoia), marò Giuseppe Ricotta di Genova, marò Breda di Milano, marò Marino Gessi di Rimini, marò Rino Ferrini di Padova, marò Ventura, marò Carlo Ponti. Ora ci auguriamo che questi ragazzi, tutti ventenni e volontari, caduti in modo tanto coraggioso, possano finalmente riposare in pace.

Commenti

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  • Valentina Tomasetti 19 maggio 2019

    Grazie.

  • NICO G. 18 maggio 2019

    SI DIA ONORE A QUESTI RAGAZZI.

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