Elezioni, addio “faccioni” e attacchini: i social mandano in soffitta i manifesti

sabato 18 Maggio 17:45 - di Redazione

Addio attacchini e “faccioni” dei politici. I social hanno mandato ormai definitivamente in soffitta i manifesti elettorali – compresi i famosi “6 x 3” che al pari degli spot tv hanno scandito l’ascesa berlusconiana – che per oltre 70 anni hanno tappezzato le città a ridosso degli appuntamenti elettorali. Ad analizzare un processo che appare oggettivamente «irreversibile» e che segna «la fine di un’era» è Massimiliano Panarari, sociologo dei media e dei fenomeni politici e saggista, docente di marketing politico presso la Luiss di Roma e di “Informazione e potere” alla Bocconi di Milano.

L’esperto Pananari: «La prima causa è la penuria di soldi»

«La riduzione della cartellonistica elettorale – osserva Panarari – riguarda in primo luogo un tema strutturale di risorse; la forza del marketing politico è legata anche ai fondi e la politica vive un dimagrimento di risorse ormai da tempo. Da qui la scelta di razionalizzazione». Scomparsi di conseguenza anche gli attacchini.  «Queste figure – osserva l’esperto di comunicazione – sono state un pezzo della militanza politica, un pezzo di volontariato. Inizialmente erano i volontari, poi sono arrivate le persone pagate, oggi anche l’attacchino rappresenta un costo al quale si ovvia tagliandolo». Pananari analizza la questione anche da un punto di vista della spinta sociale. Infatti, se fino a poco tempo fa il manifesto, oltre ad essere elemento di riconoscibilità del candidato, è stata anche l’immagine aggiunta ad un testo su supporti cartacei, oggi tali elementi sono stati messi fuori moda dalla tendenza all’indebolimento della parola anche nel dibattito politico ridotto, secondo il docente, «a pura seduzione quando non si trasforma in rabbia o rancore».

Elettori anziani penalizzati da mancanza di manifesti

«Oggi – spiega il docente – non c’è nemmeno bisogno di formule lessicali complesse, che anzi vengono veicolate dal web a colpi di re-tweet che non richiedono neppure lo slogan. Lo slogan che ha rappresentato l’ attività creativa è sempre più archiviato». Ma c’è poco da stare allegri per i candidati. Il rischio, infatti, è di tagliare fuori una fetta di popolazione, quella più anziana, nient’affatto minoritaria o residuale in una società, come la nostra, invecchiata dal tracollo demografico: «Tante rilevazioni ci dicono che questo pezzo di popolazione, non trovando più volti sui manifesti, non è in grado di avere informazioni». Il manifesto, insomma, va in archivio a far compagnia ai comizi, anch’essi ormai ridotti ad archeologia della politica. «Oggi – conclude Pananari – tutt’al più, sono comizi volanti di leader che puntano a farsi fare i selfie con i loro fan». Che brutta fine!

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