Economia, la Germania ci fa i conti in tasca: «Pagherete cari Reddito e quota 100»

sabato 11 maggio 17:17 - di Michele Pezza

Sarà pure sovranista il governo italiano, ma la Germania continua a impicciarsi dei fatti nostri. Vero che siamo uniti dalla stessa moneta, l’euro, vero che nel processo d’integrazione nessuno Stato membro può considerarsi un’isola, vero che i tedeschi sono i primi della classe e che noi siamo seduti all’ultimo banco, ma non abbiamo memoria di un pensatoio italiano che abbia fatto i conti in tasca alla Germania e impancandosi a giudici delle scelte politiche del suo governo. Spesso, invece, accade l’esatto contrario. L’ultimo della serie è l’Ifo Institute, think tank molto ascoltato dal governo guidato da frau Merkel. Secondo Timo Wollmershäuser, uno degli economisti più accreditati dell’importante centro di ricerca tedesco, la politica di bilancio del governo italiano mette a «rischio» la sostenibilità del «debito» scaricando sulla «prossima generazione» il conto salato dell’impatto del reddito di cittadinanza e di quota 100 sulle pensioni. Il tutto in un trend di stagnazione, o quasi, della crescita. Un vera e propria messa in mora dell’esecutivo Lega-Cinque Stelle. Anzi, una severa censura contro le decisioni della maggioranza giallo-verde. «La maggior parte delle misure adottate sono di natura re-distributiva – argomenta Wollmershäuser riferendosi a reddito di cittadinanza e a quota 100 – ed è molto improbabile che favoriscano la crescita a medio termine». Ragione per cui, «i piani di bilancio del governo rappresentano un rischio per la stabilità del debito pubblico in Italia».

L’economista Wollmershäuser boccia il governo Lega-M5S

Debito in crescita significa, ovviamente, fiducia degli investitori in calo, interessi a garanzia più alti e spread che s’impenna. È  un circolo vizioso, il cui prezzo – avverte l’economista – «dovrà essere pagato dalla prossima generazione». La ricetta suggerita da Wollmershäuser per una crescita duratura è quella che sentiamo ripetere un giorno sì e l’altro pure: ridurre il costo del lavoro, innovazione, e misure per rendere le aziende più competitive. L’economista non ha mancato di effettuare un’analisi comparata tra Italia e Germania, “gemelli diversi” di questa congiuntura economica e cioè unici Paesi nell’eurozona con pil sotto l’1 per cento nel 2019, ma con prospettive ben diverse. Ma mentre per l’Italia il dato indica «un fenomeno strutturale», nel caso della Germania rappresenta un «dato ciclico».

«In Germania la bassa crescita è ciclica. In Italia è strutturale»

Entrambe le economie risentono della guerra dei dazi in corso tra Usa e Cina. Con la differenza, spiega Wollmershäuser, che «l’industria tedesca rappresenta una quota rilevante del prodotto nazionale pari al 26 per cento, il che espone maggiormente il paese alle turbolenze internazionali rispetto alle altre economie avanzate», ma anche se questo comparto langue, «quello dei servizi e delle costruzioni  continuano a contribuire positivamente alla crescita». Da noi, invece, la bassa crescita è certamente frutto della contrazione dell’economia globale visto che l’industria rappresenta il 19 per cento del pil, ma il nostro rallentamento appare più diffuso indicando, appunto, un fenomeno strutturale e non passeggero. Ed infatti, conclude Wollmershäuser, «il trend del pil in Italia è stimato tra lo 0 e lo 0,5 per cento, mentre per la Germania in media a +1,5».

Commenti

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  • Carlo Cervini 13 maggio 2019

    Più che logico, da anni siamo la colonia di Francia e Germania, ci derubano dei risparmi privati, ci tirano il collo con lo spreed e noi proni subiamo tutto e di più.

  • avv. alessandro ballicu 12 maggio 2019

    purtroppo ha ragione, questo governo di incapaci sta sfidando le leggi della matematica, aggraverà il debito pubblico e le conseguenze tragiche ricadranno sul paese per i prossimi anni , costringendo qualunque successivo governo ad aumentare le tasse.
    l’unica seria alternativa sarebbe uscire dalla ue e tornare alla lira ma, purtroppo i sedicenti sovranisti non hanno il coraggio neppure di dirlo

  • giuseppe abbruzzese 12 maggio 2019

    Avendo avuto tanto a che fare con i tedeschi, so cosa pensano degli italiani. Secondo loro, se la Germania prende un piccolo raffreddore. l`Italia prende come minimo una POLMONITE. La Germania comra prodotti manufatti in Italia, piú o meno tanto quanto il resto di tutti gli altri paesi europei, Francia ed Inghilterra inclusi e piú di 4-volte degli USA. Mentre la Germania potrebbe girare nel mondo per trovare prodotti simili a quelli italiani, per l`Italia é assolutamente impossibile trovare un`altra “Germania”. Bisogna anche dire che noi italiani importiamo beni tedeschi piú che ogni altro Stato e mentre i privati pagano (non 100%) le fatture entro i termini previsti, lo Stato Italiano paga solo quando non é piú possibile rinviare. Circa 470 Mrd di Euro attualmente é quanto che Bankitalia dovrebbe dare alla BCE a copertura del debito verso la Germania. Beppe Grillo & Co mi sembra abbiano detto di chiudere con l`Euro e pagare la Germania con la nuova monta inventata da un tizio che in TV ha mostrato gli esemplari con l`effige di B. G:

  • Massimo Steffanoni 12 maggio 2019

    Ma perchè non facciamo come la Germania dopo la seconda guerra mondiale, stampò miliardi di “marchi spazzatura” per pagare i debiti di guerra.
    Potremmo fare la stessa cosa anche noi o nò.
    O queste cose le possono fare solo alcuni???
    E ora si permettono di venire a farci i conti in tasca.

  • giovanni vuolo 12 maggio 2019

    Purtroppo le regole della finanza sono inflessibili, ed ingovernabili dalla politica. Un governo di folli, che ritiene si possa cancellare la povertà con un decreto, che non tiene conto dei più elementari rapporti delle voci di bilancio, che in una delirante rincorsa a recuperare fondi attraverso la lotta all’evasione, getta benzina sul fuoco , introducendo misure dai riflessi devastanti sul mercato ( fatturazione elettronica, vivisezione sui conti dei contribuenti,etc.) non potrà che portare questa Nazione ad una catastrofica deriva.

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