È morto il “doge” Gianni De Michelis, volto del potere socialista degli anni ’80

sabato 11 maggio 12:37 - di Redazione

Gianni De Michelis, ex ministro degli Esteri e figura di primo piano del Psi, è morto. Stretto collaboratore di Bettino Craxi sin dal comitato centrale del Mida’s – luglio 1976 – che sancì l’autonomia socialista e la fine della stagione “frontista” con il Pci, De Michelis è stato uno dei più brillanti esponenti politici degli anni ’80. Divenuto personaggio popolare e controverso per via della sua capigliatura lunga e per la sua passione per le discoteche (non per niente, quando ebbe i suoi guai giudiziari, Enzo Biagi lo bollò con un micidiale «avanzo di balera») De Michelis è stato in realtà un ministro degli Esteri con una chiara visione del ruolo dell’Italia nel Mediterraneo e nei Balcani. Nato a Venezia (da qui l’appellativo di “Doge“) nel 1940, prima di iscriversi al Psi nel 1960, De Michelis ha coltivato simpatie per i monarchici, il Msi e i radicali. Nel 1962 è eletto presidente dell’Unione goliardica italiana, movimento universitario di sinistra liberal. L’anno dopo si laurea in  chimica all’università di Padova, dove inizia l’attività accademica, prima come assistente e poi come professore incaricato fino a diventare, nel 1980, professore associato di chimica presso la Ca’ Foscari di Venezia. Alla docenza universitaria nel 1994.

De Michelis era nato a Venezia nel 1940

A Venezia comincia anche la sua esperienza nelle istituzioni. Nel ’64, infatti, è eletto come consigliere comunale e poi nominato assessore all’urbanistica. Nel 1976 arriva la ribalta nazionale con l’elezione alla Camera dove resterà ininterrottamente fino al ’94. Più volte ministro, ha guidato il dicastero delle Partecipazioni statali, del Lavoro (in questa veste deve fronteggiare le critiche al taglio dei punti della scala mobile e il conseguente referendum abrogativo del 1985 promosso dal Pci), vicepresidente del Consiglio dei ministri e, infine, ministro degli Esteri negli anni che vanno dal 1989 al 1992. È, infatti, uno dei firmatari del Trattato di Maastricht.

Dopo la fine di Craxi, si avvicinò a Berlusconi

Come tutti i dirigenti del Psi di quegli anni, anche De Michelis finì nella rete di Tangentopoli. Ben 35 sono i procedimenti giudiziari che lo riguardano. Ma solo in due – 1 anno e 6 mesi per corruzione patteggiata nell’inchiesta sulle tangenti autostradali del Veneto e scandalo Enimont in cui patteggia una pena a 6 mesi – viene condannato in via definitiva. Il resto sono tutte assoluzioni. Dopo lo scioglimento del Psi non sfugge alla diaspora socialista. Nel ’97, con Ugo Intini e  Margherita Boniver fonda il e diventa segretario del nuovo Partito Socialista. La nuova sigla si avvicina al Polo delle Libertà guidato da Berlusconi. Nel 2001, con Bobo Craxi, fonda il Nuovo Psi e confluisce nel centrodestra. Nel 2004 viene eletto al Parlamento europeo nella circoscrizione Sud. È stato sposato con Stefania Tucci, consulente fiscale.

 

Commenti

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  • Giuseppe 12 maggio 2019

    ci lascia un uomo onesto e probo. come faremo senza di lui?

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