E’ morto Gabetti. Tutti i segreti della famiglia Agnelli se ne vanno con lui

martedì 14 maggio 13:54 - di Redazione

Si è spento nella notte a Milano Gianluigi Gabetti, storico uomo Fiat e a lungo braccio destro dell’avvocato Giovanni Agnelli che aveva conosciuto nel 1971 a New York. Aveva 94 anni. Lo ha annunciato la famiglia. I funerali si svolgeranno in forma privata, mentre la messa di trigesima sarà pubblica e si svolgerà presso nella chiesa della Consolata di Torino.

Classe 1924, Gabetti ha iniziato la sua carriera alla Banca Commerciale per poi passare in Olivetti. Ed è proprio mentre si occupava di Olivetti corporation of America che conobbe Giovanni Agnelli, che gli offrì di rientrare in Italia come direttore generale dell’Ifi, la holding finanziaria della famiglia di cui poco dopo diventa ad. Dal 2003 al 2008 è stato presidente dell’Ifil, poi Exor e successivamente presidente d’onore. Nel 1982 è stato nominato Cavaliere del Lavoro. Vice presidente Fiat dal 1993 al 1999, negli anni bui del gruppo automobilistico, per la morte dell’Avvocato prima e di Umberto Agnelli poco dopo. Insieme a Franzo Grande Stevens ha lavorato per assicurare la successione alla guida del gruppo di John Elkann. E’ stato Gabetti a portare in Fiat Sergio Marchionne con il quale si instaurò un forte legame di amicizia. Tutti i segreti della famiglia Agnelli se ne vano assieme a lui. Era l’uomo che sapeva tutto.

Gabetti, uomo Fiat, regista di grandi operazioni

Negli anni all’IFI e all’IFINT Gianluigi Gabetti fu regista di operazioni di grande rilevanza: insieme con Cuccia, nel dicembre del 76 concluse l’accordo che portò i libici della Libyan Arab Foreign Investment Co (Lafico) a sottoscrivere un aumento di capitale della Fiat, versando 415 milioni di dollari ed acquisendo il 9,7% delle azioni ordinarie. Dieci anni dopo, nel settembre 1986, riacquistò tramite l’IFIL 90 milioni di azioni Fiat ordinarie dalla Lafico, con un esborso di circa 1 miliardo di dollari, portando a poco meno del 40% la partecipazione di Gruppo al capitale ordinario Fiat. A metà degli anni ’90 Gabetti lasciò l’Italia per dedicarsi ad investimenti internazionali del Gruppo attraverso l’Exor (ex IFINT) con sede a Ginevra. Lasciate le cariche per limiti di età e ritiratosi a Ginevra nel 1999, rientrò dopo poco a Torino a causa della malattia dell’Avvocato Agnelli. Alla morte dell’Avvocato, Umberto Agnelli divenne presidente della Fiat e chiese a Gabetti di tornare in servizio affidandogli la presidenza dell’IFIL.

Da presidente, Gabetti si occupò del riassetto del Gruppo nel 2003 e dell’aumento di capitale a cascata di GA, IFI, IFIL e Fiat che portò in Fiat 1,8 mld di euro. Nel 2004, scomparso Umberto Agnelli, Gabetti divenne presidente della Giovanni Agnelli e C. Sapaz, presidente dell’IFI e Presidente dell’IFIL diventando il punto di riferimento della famiglia. Quando Morchio si propose per diventare presidente di Fiat, fu proprio Gabetti, in un week-end, dopo un consulto con le sorelle dell’Avvocato e la Famiglia Agnelli, a trovare la soluzione per il vertice del Gruppo: Luca Cordero di Montezemolo presidente.

L’operazione Marchionne

Poche ore dopo, John Elkann incontrò a Ginevra Sergio Marchionne (all’epoca amministratore delegato di SGS), che il 1 giugno divenne amministratore delegato della Fiat. Nel 2005 Gabetti diede mandato all’avvocato Franzo Grande Stevens di studiare una soluzione che permettesse alla Famiglia Agnelli di mantenere il controllo sulla Fiat. Tra le soluzioni verificate da Grande Stevens, fu approfondita quella della conversione in azioni dell’equity swap sottoscritto nella primavera del 2005 da Exor, quanto il valore dei titoli Fiat aveva raggiunto valori particolarmente bassi (sotto il valore nominale, pari a 5euro). Nell’aprile del 2007 John Elkann, l’erede designato dall’Avvocato, gli succedette alla presidenza dell’IFI.

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