E domenica sera non vi inventate di aver vinto tutti alle elezioni europee

venerdì 24 maggio 6:00 - di Francesco Storace

Ore febbrili. Sondaggi. L’attesa del voto. L’affluenza da interpretare. E poi i voti veri, dopo gli exit poll. Ma non vi inventate di aver vinto tutti le elezioni europee, domenica sera. Perché in un’elezione proporzionale che segnerà sconvolgimenti, sarà complicato per molti arrampicarsi sugli specchi.
Cinque anni fa furono sei le liste che presero seggi alle europee. Il Pd, i Cinquestelle, Fi, l’Udc, la Lega e Altra Europa. Quest’ultima, di estrema sinistra, oggi non pare avere eredi. Resteranno fuori dal Parlamento europeo i vari esponenti che annoverano, salvo quelli che sono riusciti a infilarsi nel Pd, come ha fatto Smeriglio nell’Italia centrale. L’Udc ha messo i propri candidati col partito di Berlusconi. Rientrerà a Strasburgo la destra italiana, con Fdi, che stavolta è accreditata di un risultato superiore allo sbarramento previsto per le elezioni europee.

Fratelli d’Italia oltre il quorum

A Fratelli d’Italia basterà bissare il risultato dello scorso anno – il 4 per cento delle politiche – per poter festeggiare l’ingresso di una propria pattuglia nel Parlamento europeo e avviare un percorso politico da protagonista con il gruppo dei conservatori, nel nome della sovranità. Un traguardo che sfuggì nelle scorse elezioni per pochi voti.
La Lega probabilmente arriverà prima dei Cinquestelle nella loro competizione a suon di insulti. Sicuramente una marcia trionfale rispetto alle europee del 2014, quando Salvini tirò fuori il simbolo NoEuro in alleanza con un gruppo autonomista. Prese il 6 per cento e 5 seggi. Un anno fa, alle politiche, il balzo al 17 per cento ed ora si prevede un altro passo importante in avanti, anche se minore rispetto alle aspettative di qualche mese fa. Ma comunque, anche il buon Matteo potrà sorridere domenica sera.
Tenterà di ridere, ma ipocritamente, anche Nicola Zingaretti, il cui partito sarà forse poco sopra i livelli di marzo 2018, ma ben lontano dal fantasmagorico 40 per cento raccolto da Matteo Renzi alle europee scorse. Non ci sono più in circolazione i sondaggi che facevano pregustare il sorpasso sui grillini. Zingaretti darà la colpa – pure lui – “a quelli di prima” e avrà poche carte in mano per giocare la partita di un ribaltone con i Cinquestelle. Soprattutto perché ha parlamentari non proprio amici nel Pd.

Di Maio, il 32 per cento non capita più

E Di Maio? In queste ore scruta la palla di vetro. E quando gli ricapita il 32 per cento delle politiche… L’asticella rischia di abbassarsi di una decina di punti, grosso modo il risultato delle ultime europee, con il 21 per cento e i 17 seggi di allora. Non potrà gioire per un deputato in più o in meno e dovrà cominciare a preparare linee di difesa attorno al quartier generale. Conte tremerà.
Infine, Berlusconi, che fa tenerezza con i suoi attacchi quotidiani a Fratelli d’Italia. Una volta era il campione del contrasto frontale ai “comunisti”, poi si è arrabbiato con Salvini, negli ultimi giorni con la Meloni. Non potrà sorridere il cavaliere, che alle europee uscì con il 16 per cento. Ora, assieme all’Udc, dovranno spiegare che fine avrà fatto quel 20 per cento complessivo di allora. Già l’anno scorso gli azzurri sono scesi al 14 per cento e l’Udc all’1. Il fatto che ad ogni domanda sul tema Tajani risponda che l’asticella è fissata al 10 per cento, fa capire quale potrà essere il morale delle truppe nelle prossime ore.
Non saranno tutti vincitori. Pd, Forza Italia e pentastellati preparano i comunicati delle ore buie.

Commenti

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  • Sandro Cecconi 24 maggio 2019

    Storace, non intendo parlare degli altri partiti e/o vari esponenti dei medesimi. Intendo solo portare un contributo al partito, FdI, che dopo 10 anni di lontananza dalle urne ovvero dalla confluenza di AN in PDL – ancora mi domando i motivi che hanno spinto Fini, che fino a quel momento aveva commesso pochi errori come quello di fidarsi del mentitore seriale giudicandolo di pari dignità e cultura come altri errori gravi sono stati commessi da molti dei c.d. colonnelli, argomento non affrontabile ora e qui – a tornare al voto.

    La signora Meloni è cresciuta molto in questi ultimi 14 mesi in termini di evoluzione e maturazione e mi complimento con lei ma ora occorre fare il salto successivo di estrema importanza e urgenza, ossia di dare maggiore forza propulsiva e persuasive attraverso l’elaborazione di un piano strategico rivolto al breve, al medio e al lungo termine in ogni aspetto del partito.

    Mi auguro che tutto ciò possa avvenire in brevissimo tempo per accelerare il processo di cui in precedenza.

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