“Devi essere una brava musulmana”: bergamasca violentata dal marito egiziano in gravidanza e costretta al velo

sabato 11 maggio 11:22 - di Redazione

Alla fine per il marito orco che costringeva la moglie a violenze, abusi, imposizioni, sono stati chiesti 6 anni di carcere: ma il momento del redde rationem, della denuncia, della verità, per la 44enne bergamasca sposata a un uomo che si è rivelato nel tempo un vero e proprio aguzzino – un egiziano di 38 anni – è arrivato dopo tanta sofferenza, sopraffazione, rabbia e impotenza.

Il marito egiziano la violenta mentre è incinta e la costringe a portare il velo ogni volta che esce

Un calvario, quello imposto dall’immigrato nordafricano alla moglie, che l’uomo non ha risparmiato alla moglie neppure durante i delicata mesi della gravidanza in cui il marito della quarantenne bergamasca dettava legge dentro e fuori casa: considerata una sorta di proprietà completamente assoggettata ai voleri e agli obblighi imposti dal marito, l’uomo, all’interno delle mura domestiche non si faceva scrupolo di violentare la donna incinta, in attesa della loro figlia; nel caso dovesse uscire, invece, il diktat categorico imponeva di indossare il velo. Una vita di angherie e imposizioni, quella della donna, intestata a una sola regola inflitta dal coniuge egiziano: l’obbligo a «comportarsi come una brava musulmana». I fatti, spiega Il Giornale nel raccontare questa drammatica vicenda, «risalgono al 2012-2013 quando la coppia residente a Bergamo ha iniziato a entrare in crisi per i maltrattamenti che l’egiziano, operaio in un’impresa edile, riservava a sua moglie». Un lungo periodo di minacce e ritorsioni, paura e dolore, quello patito della donna, costantemente minacciata dla marito che la terrorizzava nel modo peggiore: asserendo con veemenza e a più riprese che «le avrebbe tolto la figlia» in quanto determinato «a crescerla da araba».

Per l’uomo, sotto processo, è stata chiesta una condanna a 6 anni

La donna, sotto scacco e impaurita, come riferisce il sito del quotidiano milanese, decide di «filmare con una telecamerina nascosta negli occhiali le loro liti e un giorno trova sul parabrezza della sua auto un coltello insanguinato accanto a una foto della figlia». Poi, finalmente, riesce a separarsi: scattano le denunce, il marito orco torna in Egitto e ora la giustizia italiana chiede il conto all’uomo dei suo comportamenti violenti: il 38enne egiziano è infatti a processo per violenza sessuale e maltrattamenti. Proprio ieri il pm incaricato del caso ha chiesto una condanna a 6 anni di reclusione. La sentenza è attesa per il 6 giugno.

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