Conti pubblici, Tria alla Ue: «Taglieremo Reddito e quota 100». L’ira di Di Maio

venerdì 31 maggio 17:39 - di Redazione

Ufficialmente è solo una lettera, ma ha tutta l’aria di trasformarsi in una bomba piazzata sotto il governo giallo-verde: è quella con cui il ministro Giovanni Tria ha risposto ai commissari Ue che, ancora una volta, ci hanno richiamato a contenere il deficit in eccesso e il sempre più alto debito pubblico. «Il governo – si legge nella missiva del ministro dell’Economia – sta avviando una nuova revisione della spesa e riteniamo che sarà possibile ridurre le proiezioni di spesa per le nuove politiche in materia di welfare nel periodo 2020-2022». Quali siano le misure a rischio tagli è lo stesso Tria a chiarirlo in un successivo passaggio: reddito di cittadinanza e quota 100. E qui rischia di cascare l’asino, cioè il governo, dal momento che le due misure vengono ostentate, rispettivamente da Matteo Salvini e Luigi Di Maio, come altrettante medaglie al valore. Nessuno può perciò metterle in discussione.

Tria: «L’Iva non aumenterà»

Ma Tria non sembra preoccuparsene più di tanto. Infatti scrive che «in linea con la legislazione in vigore il programma di stabilità prevede un aumento delle imposte indirette pari a quasi l’1,3 per cento del Pil, che entrerebbe in vigore nel gennaio 2020». Il riferimento alle clausole di salvaguardia che prevedono in caso di sforamento, l’aumento automatico dell’Iva per un importo pari a 23 miliardi di euro. «I partiti politici – informa ancora il titolare dell’Economia – hanno espresso riserve circa il previsto aumento dell’Iva, ma abbiamo comunque un ventaglio di misure alternative onde garantire il suddetto miglioramento strutturale».

Il capo del M5S: «Lettera non condivisa con noi»

Quali? Seppure in linguaggio felpato, Tria sembra aprire all’ipotesi di una flat tax, o meglio dello «choc fiscale» annunciato da Salvini. Nella sua lettera alla Ue, infatti, si legge ancora che il governo intende introdurre «ulteriori misure per semplificare il sistema fiscale e migliorare la fedeltà fiscale». Del resto, l’obiettivo è contenuto anche in una legge delega del Parlamento: «Riformare, fatti salvi gli obiettivi di riduzione del disavanzo per il periodo 2020-2022, l’Irpef, riducendo il numero degli scaglioni e la pressione fiscale gravante sulla classe media». in compenso, spiega Tria, «si effettuerà anche una revisione di detrazioni ed esenzioni fiscali». Le agenzie di stampa non avevano fatto ancora in tempo a battere il testo completo della risposta del Tesoro che già scattava la contraerea dei Cinquestelle. A parlare è direttamente Di Maio: «La lettera preparata da Tria con la Lega? Il M5S non ne sa nulla, non ce ne siamo occupati noi, non è stata condivisa con noi. Sicuramente noi non tagliamo le spese sociali, né il reddito né quota 100». La guerra continua.

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