Casal Bruciato e Salone di Torino, la caccia al “fascista” è sempre aperta

giovedì 9 maggio 12:10 - di Lando Chiarini

Che differenza c’è tra chi a Casal Bruciato sta impedendo a una famiglia rom l’accesso nell’alloggio popolare che le è stato assegnato e chi, al Salone del Libro di Torino, sta facendo fuoco e fiamme per impedire ad un editore simpatizzante di CasaPound di esporre i propri volumi nello stand che gli è stato riservato? Nessuna, tranne che a Casal Bruciato è la rabbia popolare a scrivere un nuovo capitolo della dolorosa guerra tra poveri che con cadenza ormai regolare manda in ebollizione le periferie delle nostre città, mentre la fronda di Torino è solo il frutto della spocchia di intellettuali annoiati che da tempo preferiscono i pranzi di gala alla rivoluzione, i salotti alle fabbriche, il terzo sesso al quarto stato.

E tranne che a Casal Bruciato i “fascisti” sono i cacciatori” dei rom, mentre a Torino è l’editore “cacciato” dagli intellettuali. Ma se primi vengono esecrati dall’antifascista collettivo in nome del rispetto del diverso, il secondo è “colpevole” di essersi infilato nell’unica diversità ritenuta non meritevole di rispetto: quella “fascista”. Un bel cortocircuito mentale prima ancora che ideologico, che però le convenienze politiche del momento (l’editore ha pubblicato un libro-intervista con Salvini) hanno sconsigliato di illuminare come pure avrebbe meritato.

Chi si attendeva che in favore dello stampatore qualche giornale ricordasse le altrimenti citatissime parole di Voltaire  («non condivido nulla delle tue idee, ma mi batterò affinché tu possa professarle»), è rimasto deluso e ha dovuto accontentarsi di uno di quei pistolotti sciapi e cerchiobottisti vergati di malavoglia tanto per lasciare una labile traccia a futura memoria. Eppure ce ne sarebbe stata di materia per inchiodare alle loro contraddizioni questi strenui paladini di se stessi o per gridare con voce alta e chiara che – almeno in Italia – antifascismo e democrazia non sempre coincidono. L’irrefrenabile voglia degli intellettuali di Torino di gettare libri sul rogo sta lì a dimostrarlo. Oltre ogni ragionevole dubbio. 

Commenti

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  • giovanni vuolo 9 maggio 2019

    Com’è strana la vita. Si clama al rispetto del diverso, sia esso rappresentati da etnie, religioni, culture diverse, ma quando si parla di fascismo ci si abbandona a crisi di istenia collettiva !!! È la cartina di tornasole di un mondo spaccato in due; da una parte coloro che predicano libertà, rispetto e tolleranza; dall’altra i discriminati

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