Cannabis light, non cessano le polemiche. Gasparri: “Bene Google che ne ha proibito la vendita”

giovedì 30 maggio 15:05 - di Redazione

Qualcosa si muove sulla controversa questione della cosiddetta cannabis light. La Procura generale della Cassazione ha chiesto, davanti alle sezioni unite penali della Suprema Corte, di “trasmettere gli atti alla Corte Costituzionale” in merito alla questione della cannabis light su cui si erano già espresse, con contrarie interpretazioni, la Quarta e la Sesta sezione della Cassazione (se per la prima il commercio di canapa light è vietato, per la seconda è lecito). Nel riferire le conclusioni del pg della Cassazione, l’avvocato penalista Carlo Alberto Zaina, ha spiegato che “tutto ciò prevederà un allungamento dei tempi anche fino ad un anno e mezzo” prima di dirimere la questione.  L’udienza si è svolta a porte chiuse. Il verdetto è atteso in serata. “Al di là delle considerazioni esposte, è comunque incontrovertibile l’esistenza, nella materia in esame, di un contrasto giurisprudenziale, onde si ritiene necessario rimettere alle Sezioni unite la risoluzione del quesito di diritto” recita l’ordinanza della Quarta corte dell’8 febbraio 2019. Un giudizio destinato ad avere un impatto enorme su una delle fette più dinamiche dell’economia italiana.  Secondo l’Aical, Associazione italiana cannabis light (la Confindustria della marijuana), pur in assenza di dati certificati, il mercato della canapa in Italia vale oggi circa 80 milioni di euro, in crescita a tassi del 100% l’anno. Un valore che comprende l’intera filiera: coltivazione, distribuzione, fino alla vendita di oltre 100 prodotti come fiori, tisane, oli, cosmetici, fino alle farine per la piadina. In tre anni, il numero di negozi di canapa light nel nostro Paese è passato da zero a oltre 3.000.

Intanto il senatore Maurizio Gasparri di Forza Italia, interviene sempre sulla questione della cammabis light: “Finalmente da Google una decisione positiva. Il gigante della rete ha infatti deciso di mettere al bando nel suo negozio di applicazioni, il Play Store, le app che vendono marijuana. Una decisione saggia e positiva che probabilmente non risolverà il flagello del commercio della droga attraverso la rete ma che rappresenta un segnale, una volta tanto positivo, da parte di un gigante troppo spesso insensibile a questioni sociali di grande rilevanza”., dichiara Gasparri.

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

In evidenza