Botta e risposta sulla Liberazione: «I partigiani di via Rasella non furono eroi»

giovedì 2 maggio 10:59 - di Eugenio Battisti

Dopo oltre 70 anni la strage di via Rasella fa ancora discutere. A riaprire il dibattito è il Gazzettino con la pubblicazione della lettera di un lettore che “osa” scalfire l’epopea partigiana. L’attentato, ordinato dal Giorgio Amendola, e messo in atto da una dozzina di gappisti che portò alla morte di 33 soldati tedeschi e due civili italiani (e alla rappresaglia tedesca delle Fosse Ardeatine) nei decenni è stata al centro di un animato confronto, anche storiografico, che rappresenta uno dei casi più eclatanti della “memoria divisa” degli italiani. Fu un’azione militare legittima? Fu un atto di eroismo?

Via Rasella, la strage che ancora divide gli italiani

All’intervento scettico del lettore segue la lettera di un altro lettore, indignato per l’ospitalità del quotidiano alla messa in dubbio dell’azione partigiana e per la implicita giustificazione delle «atrocità dei nazifascisti». La lunga e circostanziata risposta del direttore del Gazzettino, Roberto Papetti, non lascia dubbi sullo spirito del confronto e ribadisce la legittimità di esprimere, al di là dei luoghi comuni, «perplessità e dubbi su alcune vicende della guerra di Liberazione su cui, purtroppo, la storia non ha affatto posto il suo sigillo». Il caso forse più clamoroso è proprio quello dell’attentato di via Rasella sul quale da molti anni è in atto una contesa infinita e inesauribile «tra chi considera eroi i partigiani gappisti che uccisero in quella strada di Roma 33 soldati tedeschi e due civili italiani e chi invece considera quell’attentato un errore e una scelta sbagliata, che provocò poi la strage orrenda delle Fosse Ardeatine». Sulle pagine de l’Unità – ricorda puntualmente il direttore del quotidiano veneto – qualche anno fa, Claudio Bussi, figlio di Armando, partigiano e fra le vittime delle Fosse Ardeatine, scrisse che «l’attentato di via Rasella fu un atto di guerra, dettato da emotività più che da un preciso ragionamento, discutibile sul piano dell’opportunità e sbagliato se messo in relazione con le finalità che si volevano raggiungere». Bussi fu duramente attaccato, ma si può ragionevolmente pensare che con la sue parole volesse fornire un alibi ai crimini dei nazisti?, si chiede il direttore del Gazzettino. «Lo escluderei. Il problema, di fondo, è un altro. La Liberazione è stato un momento fondante e fondamentale della nostra democrazia. Va difeso dai revisionismi interessati. Ma deve poter essere sottoposta a un’analisi storica attenta e rigorosa. E depurata da pregiudizi e scorie ideologiche».

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