“Basta con le censure arbitrarie di Facebook”. L’ira di Trump: “Negli Usa c’è libertà di parola”

domenica 5 maggio 11:57 - di Antonio Pannullo

Sarebbe buffo se un giorno bloccassero proprio lui, il capo della Casa Bianca, ma dalla deriva autoritaria e censoria che ha imboccato Facebook, non si potremmo poi stupire più di tanto: il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha criticato Facebook per aver rimosso gli account di Alex Jones, Milo Yiannopoulos e altri leader accusati di incitare all’odio e alla violenza. Lo riportano Il Post e altri periodici. Come si ricorderà , il 2 maggio scorso Facebook aveva infatti deciso di rimuovere gli account (sia di Facebook che di Instagram) di alcuni esponenti americani di estrema destra e leader di movimenti considerati da Facebook, non si sa su quali basi, violenti, razzisti e misogini, accusandoli di violare le “regole” dell’azienda istigando all’odio e alla violenza. Trump, riporta ancora Il Post, ha scritto un tweet in cui si è lamentato di questo, però ha anche condiviso alcuni tweet in cui altri utenti si lamentavano. Nel suo tweet Trump ha scritto: «Continuo a monitorare la censura di cittadini statunitensi sui social media. Questi sono gli Stati Uniti e abbiamo la libertà di parola».

Facebook assomiglia sempre più alla Santa Inquisizione

Ma Trump non ha fatto anche portare alla luce un abuso con il quale utenti di Facebook in tutto il mondo si scontrano quotidianamente. Solo per restare in Italia, ogni giorno centinaia, forse migliaia, di utenti vengono “messi in punizione” da Facebook per dei commenti o delle foto giudicate inadatte agli standard dell’azienda, standard che nessuno però conosce. E non c’è difesa, se non quella del presunto danno economico: se infatti l’utente normnale non risporta un vero danno, l’azienda bloccata potrebbe ricevere dalla censura un danno economico precisamente quantificabile. A difesa di Facebook va detto che ci sono oggi ben due miliardi di utenti che postano ogni minuto centinia di migliaia di commenti o di foto, e tra questo è fisiologico che ce ne siano di oggettivamente offensivi e inadatti. I censori, poi, secondo quanto si apprende, lavorano in condizioni di stress, con la retribuzione legata alla loro efficienza e sembra che abbiano pochi secondi per stabilire se censurare o meno un post e punite o meno un utente. Ma come funzione la Santa Inquisizione di Facebook? Si sa solo che le responsabili della policy della community si chiamano Monika Bickert ed Ellen Silver, che recentement ehanno elaborato un documento di 27 pagine con gli standard della comunità. Però non viene spiegato in base a quali criteri di cancellino i post, oltre che quelli chiaramente offensivi, anche quando qualcuno cita qualche poeta o mette foto di dipinti classici o episodi di storia. La cancellazione è ineluttabile, così come il blocco di 30 giorni o meno, a seconda della gravità della colpa. I giudici di Facebook, fanno sapere le due manager, sono 7.500 in tutto il mondo, con basi in Texas, a Dublino e nelle Filippine. Per quanto riguarda l’italia, dove le censure sono particolarmente applicate, non è dato sapere quale grado di conoscenza della nostra lingua abbiano i censori, né quanto siano di madrelingua. Più di un utente ha sollevato il sospetto che dietro le censure ci sia un preciso disegno politico che prende le parti di una precisa parte, ma questo attendiamo che Facebook ce lo smentica recisamente. Insomma, il sistema non funziona, e la ha ammesso pure la Bickert, discento che “i censori sono persone e le persone sabagliano”. Giusto: ma allora perché non confrontarsi con gli utenti?

Commenti

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  • Banchero Giuseppe 6 maggio 2019

    Dopo che mi hanno bannato per circa 160 giorni in più riprese li ho mandati a fare in………..

  • Banchero Giuseppe 6 maggio 2019

    Anche Trump la pensa come me. Anche in Italia c’è la libertà di parola e di pensiero e FB può andare a fare in……..!

  • Massimo Steffanoni 6 maggio 2019

    C’è un solo modo per far capire alla dirigenza di Facebook che esiste il diritto di parola per tutti e non solo per i soliti sinistroidi, dismettere in MASSA l’utilizzo del sito web.

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