Bari, abusa di un anziano che arriva a un passo dalla morte. L’implorazione di aiuto

mercoledì 22 Maggio 10:31 - di Paolo Sturaro

Una storia che ha risvolti allucinanti. A finire nei guai è Anna Minniti, 37 anni, già nota alle forze dell’ordine. I carabinieri di Bari la ritengono responsabile di circonvenzione di persone incapaci. L’accusa: avrebbe abusato dell’infermità di mente di un anziano, privandolo di ogni bene fino a ridurlo in povertà. L’avrebbe costretto  a un isolamento completo dai suoi affetti e all’interruzione delle cure sanitarie. Le indagini hanno fatto emergere la storia del Signor G., il quale, dopo aver lavorato una vita onestamente, ha dovuto affrontare la malattia, la perdita della moglie ed infine dopo l’incontro con la Mininni. Avrebbe subito i maltrattamenti, l’isolamento, la rovina economica e il progressivo peggioramento dello stato di salute che lo ha portato a un passo dalla morte.

Tutto trae origine agli inizi del marzo scorso, quando i militari sono intervenuti in ausilio di un equipaggio del 118 che nel tentativo di soccorrere un 70enne, caduto in casa. Sono stati aggrediti dalla badante che era entrata nell’appartamento, pretendendo che non fosse somministrata alcuna cura. Il Sig. G., malato da tempo, era in condizioni pessime, solo, senza farmaci, senza cibo, digiuno da giorni, incapace ormai di provvedere a se stesso, in un ambiente (il suo appartamento) diventato insalubre. Nonostante le evidenti condizioni di disagio, la sedicente badante avrebbe preteso che i sanitari e i militari si allontanassero lasciando che lei provvedesse, come sosteneva di saper fare, alla salute dell’uomo. Le condizioni di salute del Sig. G., erano così compromesse e tale era lo stato di abbandono e degrado in cui era stato costretto che probabilmente non avrebbe potuto sopravvivere alle successive 24/48 ore.

Ad ogni modo, l’aggressività della donna verso sanitari e carabinieri ha costretto questi ultimi ad allontanarla di forza per lasciare che l’uomo ricevesse le necessarie cure. Una volta terminato l’intervento del 118, sono stati allertati i servizi sociali e i militari intervenuti hanno condotto l’uomo in una casa di cura che potesse ristabilirne le funzioni vitali, prestando l’accudimento necessario a consentire la sua sopravvivenza. Parallelamente i Carabinieri hanno informato la Procura e hanno chiesto la nomina di un amministratore di sostegno (cosa che è avvenuta in pochi giorni) per sottrarre l’anziano dalla sfera di dominio della badante, la quale nonostante l’allontanamento e le intimazioni ricevute dai militari, ha continuato insistentemente a chiamare sul cellulare l’anziano, pretendendo di imporre, ormai senza successo, la propria presenza.

L’uomo una volta al sicuro, con le ultime forze rimaste e con un filo di voce, ha trovato il coraggio di aprirsi con i militari che lo avevano soccorso, implorando aiuto e confidando di essere stato obbligato all’isolamento, completamente soggiogato dalla sua badante alla quale ormai aveva versato tutti i suoi risparmi e dalla quale subiva minacce e percosse quotidiane. Il Sig. G.  ha spiegato che la badante in realtà non svolgeva nei suoi confronti nessun compito di assistenza, costringendolo a stare chiuso in casa e limitandosi a recarsi nel suo appartamento una volta al mese per sottrargli tutta la pensione o per fargli accendere finanziamenti in suo favore o in favore del figlio; finanziamenti che ormai non riusciva più ad onorare. Il giorno successivo all’intervento, i militari hanno fatto  ricongiungere l’uomo con i suoi familiari, i quali a causa delle minacce e delle aggressioni subite dalla donna si erano dovuti allontanare orami da tempo; così il Sig. G. ha potuto riabbracciare la mamma 90 enne, la sorella ed il cognato che ora potranno tornare ad occuparsi di lui.

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