“Amici”, Rita Pavone mette al tappeto giudici e professori di Maria de Filippi

sabato 4 maggio 16:12 - di Giorgio Sigona

Da una parte ci sono i giudici. Quello supremo ha un nome importante: Loredana Bertè. Con la sua storia e la sua musica. Dall’altra ci sono i cosiddetti professori. In mezzo ci sono i talenti. Rita Pavone si sofferma sulle polemiche di Amici di Maria de Filippi. E lo fa dando una lezione a tutti, dai giudici ai professori. «Zigzagando sui vari canali, mi sono sintonizzata su Amici mentre era in corso l’ennesima polemica. Stavolta verteva su due cantanti e sul fatto che avessero modificato alcune note dei brani presentati. Questo sembrava essere motivo di scandalo. A mio parere invece non lo è affatto. Anzi», scrive l’artista in un post su Facebook.

Rita Pavone: «Ecco come interpretare i brani noti»

«Se tutti cantassero un brano noto interpretandolo solo nella stessa versione, arrangiamento e stesura, portato al successo dall’interprete originale, a parte la noia, ma anche il confronto – rifare Think alla Aretha Franklin c’è solo da ridere – mi chiedo che senso avrebbe ricomprarlo? Allora mi tengo la versione originale», spiega Rita Pavone, sempre parlando di Amici. «Pensate le migliaia di versioni di brani come Stardust, Blue Moon, Over the Rainbow, Unchain Melody che ci hanno permesso di conoscere artisti ineguagliabili che hanno reinventato dei capolavori “vecchi” – si fa per dire vecchi, perché le versioni originali restano dei capolavori impagabili – di 50/70 anni fa rifacendone delle versioni distanti anni luce dalle originali ma altrettanto straordinarie. Uno su tutti, perché la lista sarebbe interminabile : Janis Joplin , Nina Simone, Ray Charles, Elvis Presley (It’s Now or Never che altro non era che O sole mio … ) è Joe Cocker, il quale prese una splendida ballad portata al successo dalla grande Julie London nel 1939 e la “riverniciò” nel 1969 a Woodstock in formato rock. Parlo di Cry me a River».

“I nuovi talenti devono saper osare”

«Rivedere un brano strafamoso può rivelarsi certo un rischio, ma se lo fai con intelligenza e tatto, non solo dai la percezione della volontà dell’artista di dimostrare la sua di creatività ma anche la sua di personalità. Diversamente diventa solo una esibizione da piano- bar, dove coloro che fanno quel duro mestiere sono obbligati a rifare i pezzi esattamente come erano in originale. Oppure, e il successo se si è bravi è assicurato, fai il Tributo all’artista che lo ha lanciato imitandolo. Sono delle scelte», scrive ancora Rita Pavone. «Diceva la Fitzgerald : “Dopo aver cantato per intero la stesura originale del brano proposto in rispetto all’autore che ha scritto quelle di note, io poi lo faccio mio. E allora sì che mi diverto”. Mina ha rifatto la mia Fortissimo alla sua maniera e ne ha fatto una chicca. Io ho rifatto a modo mio un suo grande successo- da lei già riproposto in forma diversa dall’originale interpretato dal cantautore catalano Joan Manuel Serrat, che era assai più intimista – la splendida Bugiardo e incosciente ottenendo apprezzamenti persino dai fans della stessa Mina. La mia versione di Sapore di sale, completamente estranea a quella del suo celebrato autore Gino Paoli, ha fatto stragi di cuori in Brasile e persino il Datemi un martello di lontana memoria, non ha nulla a che vedere con la versione lanciata da Trini Lopez. In sintesi, se io oggi io fossi una esordiente e dovessi cantare Cuore non la interpreterei mai come l’aveva fatta Rita Pavone».

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