Alta tensione nel governo, Salvini al M5S: «Tappatevi la bocca, è l’ultimo avviso»

domenica 5 maggio 20:32 - di Michele Pezza

Governo a un passo dalla rottura. È nervoso Matteo Salvini. La vicenda giudiziaria con al centro Armando Siri, il sottosegretario leghista indagato per corruzione, è ormai il suo tallone d’Achille. Non perché così abbia deciso l’opposizione, ma perché e proprio lì che ha scelto di sfidarlo l’alleato Di Maio. Il capo del M5S è come un cane che ha addentato la preda e non intende mollarla. E a fare la preda Salvini non è abituato. Ma è un fatto che proprio in queste ore, dal salotto tv di Lucia Annunziata, sia stato coperto di insulti e più d’una volta persino ridicolizzato dall’alleato. Il nervosismo deriva dal fatto che non riesce ad inquadrare in un contesto logico l’assalto Cinquestelle. Certo, capisce che Di Maio prova ad invertire la tendenza in calo dei sondaggi, ma altro conto è tirare la corda fino a spezzarla. Forse Salvini non esclude fino in fondo che l’alleato stia cercando un pretesto per rompere in piena campagna elettorale.

Salvini risponde alle bordate di Di Maio sul caso Siri

E questo spiegherebbe perché in un primo tempo Salvini si era limitato a definirsi «stufo di insulti da alleati» rifugiandosi poi nel solito mantra di «questo governo andrà avanti cinque anni». L’unica lisciata contropelo l’aveva riservata al premier Conte circa una presunta contrarietà ad abbassare le tasse: «Spero che sia stato male interpretato quando ha detto non è un’urgenza e si può fare più avanti: no, amico mio, di questo si deve parlare in Parlamento e in Consiglio dei ministri». Ma il tutto apparire come un diversivo, un tentativo di dirottare altrove l’attenzione. Poi, però, ha deciso che era il momento di contrattaccare con altrettanta decisione: «Tappatevi la bocca – ha intimato ai 5Stelle -, è l’ultimo avviso».

E stasera non va in tv da Fabio Fazio

Tensione quindi alle stelle del governo. Salvini ne ha approfittato per innescare polemiche su  ogni argomento: le tasse («ridurre le tasse a famiglie e imprese non tra un anno ma ora: tra un anno quante aziende avranno chiuso?»), lo stipendio di Fabio Fazio, da cui non andrà nonostante i tre milioni di telespettatori («riduciti lo stipendio, chiacchierone di sinistra pagato con i soldi degli italiani»), le minacce “Salvini morto!”, che stanno spuntando sui muri un po’ ovunque – Roma, Torino, Bologna – («attendo la condanna e lo sdegno dei democratici, dei pacifisti, degli antirazzisti e degli antifascisti»), la sicurezza («la legittima difesa è ormai questione di giorni, fra una settimana l’Italia sarà più sicura per le persone per bene e meno sicura per i delinquenti») e persino le critiche di chi gli rimprovera di non stare troppo al Viminale («penso che il ministro si fa stando in ufficio, risolvendo i problemi e incontrando anche la gente. Preferisco risolvere i problemi dentro e fuori dal palazzo»). Salvini, insomma, sente che il momento è delicato ed esige che dia fondo a tutte le sue energie. Le parole con cui ha chiuso il suo tour elettorale a Foligno non lasciano dubbi: «In questi nove mesi abbiamo dimostrato che volere è potere. Facciamo in modo che la Lega sia il primo partito in Italia in modo di cambiare le cose in Europa». Crisi di governo permettendo.

 

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  • NESTORE 6 maggio 2019

    Ma che sia l’ultimo.

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