Alla faccia del “revenge porn”, stupra ripetutamente la ex e invia i video dello scempio ai conoscenti

mercoledì 1 maggio 12:56 - di Redazione

Abusi senza fine, psicologici e fisici, testimonianza feroce di una morale abietta e di un’indole crudele. Un caso che, purtroppo, forse non fa quasi notizia in giorni come questi in cui la cronaca dà conto di orrori come quelli dello stupro di Viterbo, o della ferocia di gruppo a cui giovani e giovanissimi hanno dato libero sfogo col massacro dell’anziano a Manduria. Eppure, anche la vittima di quest’ultima vessazione psico-fisica ha subito la sua inaccettabile dose di sopraffazione a aberrazione…

Stupra la ex dopo averla perseguitata e minacciata: poi spedisce i video compromettenti ai conoscenti…

Tutto inflitto senza pietà dal suo ex fidanzato che, non accettando la fine della relazione, non solo avrebbe perseguitato la ex con telefonate e messaggi di ogni genere, ma anche ossessivamente preteso tutti i soldi che le aveva dato durante la loro relazione sentimentale. Così, non contento della tortura inflitta con lo stalking e le minacce, l’uomo avrebbe anche costretto la ex fidanzata ad avere rapporti sessuali, video-filmati con lo smartphone e poi inviati a persone conoscenti. Abusi sessuali e gogna mediatica: un binomio drammaticamente ricorrente in questi anni a cui, ancora una volta, ha dato forma in tutto il suo potenziale di orrore e violenza, un imprenditore edile di Afragola (Napoli),  nelle scorse ore arrestato dai carabinieri di Caivano (Napoli) nell’ambito di un’inchiesta della Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere nata dalla denuncia di una giovane madre, stuprata, nonché vittima di estorsioni ed attività persecutorie (stalking) da parte del suo ex con il quale aveva deciso di interrompere la relazione lo scorso inverno. Al momento sono in corso ulteriori indagini per verificare se i video sono finiti in rete, così come accaduto nella vicenda di Tiziana Cantone, la ragazza diventata il simbolo di una nuova norma, varata dalla Camera dei deputati contro il “revenge porn”, ovvero la diffusione di immagini girate nell’intimità, che da oggi è un reato specifico, con una pena massima fino a sei anni.

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