Al Teatro Arcobaleno di Roma le seduzioni dell’Orlando Furioso di Vincenzo Zingaro

sabato 11 maggio 17:04 - di Stefania Campitelli

Reduce dallo straordinario successo dell’Epos: Iliade, Odissea, Eneide, rappresentato ai Mercati Traianei-Museo dei Fori imperiali, Vincenzo Zingaro torna in scena a Roma con L’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto: una pièce dal forte impatto emotivo che ha sedotto critica e pubblico per la straordinaria originalità del linguaggio poetico e la coraggiosa operazione di fusione tra versi e musica intrapresa dal regista e attore, che ha voluto recuperare la struttura metrica originale dell’ottava con un testo che ha l’andamento di uno spartito musicale in sincronia con le musiche originali scritte dal Maestro Zappalorto.
Lo spettacolo, tratto da uno dei massimi esempi della letteratura di tutti i tempi, messo in scena dalla Compagnia Castalia, fondata e diretta da Zingaro, è a Roma al Teatro Arcobaleno (Centro stabile del Classico) fino al 12 maggio.

Zingaro, insieme ai due ottimi attori che lo affiancano Laura Jacobbi e Filippo Velardi, conduce gli spettatori nell’avvincente mondo dell’epica cavalleresca, attraverso l’opera che Voltaire definì non a torto “il poema che è insieme l’Iliade, l’Odissea e il Don Chisciotte”. Sullo sfondo della guerra tra i cristiani, guidati da Carlo Magno, e i saraceni, si stagliano la figura e la vicenda di Orlando, il più valoroso dei paladini che per amore della bellissima Angelica mette a repentaglio la sua sorte e quella dei suoi, per inseguirla, fino a scoprire ciò che lo renderà pazzo. Solo il viaggio di Astolfo sulla Luna, il luogo dove sono custodite tutte le cose che gli uomini perdono, consentirà ad Orlando di riacquistare il senno perduto. E proprio il simulacro di una immaginifica ed enorme luna domina la scena di Cristiano Paliotto.

“Tra battaglie, amori, magia e viaggi fantasiosi, l’Orlando Furioso – spiega l’attore-regista – rappresenta uno straordinario affresco degli innumerevoli aspetti della nostra esistenza, trasfigurati attraverso un linguaggio poetico dal ritmo multiforme, in una continua alternanza di ironia e tragicità, di fantasia e realtà, in cui è possibile riconoscere tormenti, debolezze, passioni e aspirazioni di ognuno di noi”.
Nella sua messinscena dell’Orlando furioso, Zingaro, attraverso una studio approfondito del “Verso”, al quale si dedica da molti anni, rinnova la forma originale di una tradizione che esprimeva tutta la sua potenza evocativa nell’incantamento orale, in simbiosi con la musica, come facevano gli antichi aedi con i versi greci dei poemi omerici o i menestrelli medievali con le chanson de geste sulle orme di Carlo Magno o di Re Artù. Vincenzo Zingaro con il compositore Giovanni Zappalorto elabora lo spettacolo come una raffinatissima partitura concertistica, come un’opera da camera, in cui la musica si interseca col “verso” senza soluzione di continuità, in un continuo fraseggio che ne amplifica tutto il potenziale immaginifico. L’attore-regista incanta con una performance in cui la Phonè si articola attraverso un mirabolante gioco di “significanti”, trasformando le parole in continue immagini, i suoni in fantastiche visioni. La parola e la musica si fondono e si danno “battaglia” come i personaggi del Poema, dando vita a uno straordinario viaggio dell’anima.


Impareggiabile anche l’orchestra di Giovanni Zappalorto, al piano, con Francesca Salandri al flauto, Michele Campo al violino e Irene Maria Caraba al violoncello. Lo spettacolo è promosso dalla Società Dante Alighieri, la più prestigiosa istituzione per la cultura italiana nel mondo, che nel 2009  ha conferito a Vincenzo Zingaro la benemerenza per l’Arte e la Cultura italiana, con medaglia d’oro, per la rappresentazione dell’Adelchi di Alessandro Manzoni

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