A Torino chiudono i battenti i negazionisti (pure sulle foibe) della verità e della storia

lunedì 13 maggio 9:46 - di Francesco Storace

Oggi cala il sipario su una commedia triste. Mai come quest’anno al Salone del Libro di Torino c’è stata una recita acida. L’antifascismo più bolso è retorico si è esibito con scialbi e canuti protagonisti di un tempo che fu. È il loro modo di essere negazionisti, cancellare le idee altrui, perché se c’è confronto perdono di brutto.
La storia e la cultura a senso unico arretrano una comunità, le impediscono di crescere libera. E quanto è successo a Torino in questi giorni fa abbastanza orrore. Si mette sul banco degli imputati una casa editrice, viene puntata come vicina a CasaPound, si pretenderebbe il rogo dei suoi libri. Il nazismo a loro insaputa.

La  legge Ciriani

Sono quelli che pretendono genuflessioni il 25 aprile e dimenticano, omettono, cancellano il 10 febbraio. Chissà se il prossimo anno al Salone del Libro ci sarà spazio per presentare un’opera che racconti lo sterminio degli italiani nelle Foibe, ad esempio. E come reagiranno, i profeti del negazionismo in salsa partigiana, se il capogruppo al Senato di Fratelli d’Italia, Luca Ciriani, dovesse riuscire a far calendarizzare una proposta di legge per punire chi oltraggia i martiri del macellaio comunista Tito allo stesso modo delle vittime della Shoah. Farebbero barricate fasulle, perché il sangue dei vinti non conta.
C’è un articolo del codice penale, il 604 bis, che punisce l’esaltazione del massacro del popolo ebraico – o la negazione della Shoah – con una pena da due a sei anni di reclusione. Ciriani propone di aggiungere quattro parole. Dopo “apologia della Shoah” inserire “dei massacri delle foibe”.
Proprio quanto accaduto a Torino dimostra che c’è bisogno di intervenire legislativamente. Perché finché la cultura è sorda alla verità è evidente che c’è da lavorare ancora sul piano normativo. Il motore di ricerca del Salone del Libro registra uno sconsolante “zero risultati” se scrivi la parola “foibe”. Il che lascia agevolmente intuire quale sia il clima che si respira nel paese e in ambienti che dovrebbero invece raccontare una storia libera da pregiudizi.

Un libro al Salone…

Ci chiediamo che cosa accadrebbe se venisse discussa un’opera dedicata a Norma Cossetto, oppure al trattamento infame riservato agli esuli nella stazione di Bologna. Anche loro “vicini a CasaPound”?
L’Italia dovrebbe celebrare ogni anno la ricorrenza del 10 febbraio. Lo ha stabilito la legge Menia, approvata dal Parlamento. Ma ancora oggi si incontrano resistenze alla memoria di quei drammatici fatti, che colpirono tantissimi italiani per la loro nazionalità. Solo per la loro nazionalità. Eppure, c’è chi nega ancora. È come se ci fosse un permanente Salone del Libro Loro, non solo a Torino ma ovunque alberghi la faziosità con i suoi cantori. È questa la loro triste Italia, che si ciba di odio e di vendetta. Magari venisse approvata la legge Ciriani, attraverso una norma – da applicare – cesserebbe il coro stonato dei professionisti della menzogna. Perché poi alla fine, se a Torino abbiamo assistito al triste spettacolo di questi giorni, è proprio perché sembra che ci si debba rassegnare al trionfo della storia scritta dai vincitori. Ma non ce lo può chiedere – o imporre – proprio nessuno.

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