Zingaretti sfotte Salvini e Di Maio ma l’effetto primarie Pd è già evaporato

sabato 6 aprile 15:55 - di Il Cavaliere Nero 😎

Hanno ricominciato a litigare, svanisce l’effetto primarie, i gazebo ora sono vuoti. Povero Zingaretti, la fatica è molto peggiore rispetto alle previsioni. Contava di papparsi tutto il partito in un boccone, ma l’apparato Pd resiste. I richiami unitari servono solo a conquistare titoli sui giornali, ma la realtà è drammatica. Sono dilaniati e le conseguenze tornano a notarsi nei sondaggi.
Siccome non è fesso, Zingaretti tenta di svicolare e spara su Salvini e Di Maio. Litigate, twitta, e un uragano di sberleffi travolge il neosegretario del Partito Democratico. Perché dalle sue parti è difficile parlare di pace e amore….

Si è messo a fare il socialtroll

Ma fare il socialtroll non conviene a Zingaretti. Ci rimette, il suo è un pulpito sbagliato. Deve cimentarsi sperando di farcela nella ricerca di candidati per le europee. Finora un mare di rifiuti, salvo quello di Carlo Calenda, che ha detto tutto e il suo contrario pur di aggiudicarsi la corsa alla poltrona di Strasburgo. Molto più nobile la rinuncia alla corsa di un campione delle preferenze come Enrico Gasbarra, che ha fiutato qualcosa che non va.  Per la “ditta” è un colpo pesante.
Poi, polemiche a tutto spiano sulla presenza dei fuoriusciti dal Pd confluiti nell’estrema sinistra. “Ma c’era Renzi”, dicono al quartier generale del Nazzareno. In pratica un nemico.
Servira’ a poco anche quel triste rischiamo nel simbolo elettorale “Siamo Europei”, che al massimo rosicchierà qualche punto decimale alla Bonino e nulla di più. Non c’è fascino nell’offerta politica.

Emblema del vecchio establishment

Negli ultimi sondaggi, dopo quelli dell’immediato dopoprimarie che avevano fatto credere al Messia, la realtà è tornata desolante. Il Pd resta sotto il 20 per cento e non riesce a calamitare elettorato di ritorno dai Cinquestelle o dall’astensione.
Gli italiani vedono il Nazzareno come emblema del vecchio establishment e certo il governatore del Lazio non può sperare di passare come il campione del cambiamento. Al massimo può puntare a difendere il poco che ha, ma non è il massimo.

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