«Ucciso per caso e senza movente»: ha confessato il killer che ha sgozzato Stefano Leo a Torino

lunedì 1 aprile 9:37 - di Gabriele Alberti

Un delitto senza spiegazione, senza alcun movente. Poteva capitare a chiunque. Si è consegnato Said Machaouat, 27 anni, killer di Stefano Leo, il 33enne ucciso il 23 febbraio mentre si trovava sulla passeggiata di Lungo Po Machiavelli a Torino. Il giovane, un italiano di origini marocchine,  poche ore dopo la marcia organizzata dagli amici e dal padre della vittima, si è presentato spontaneamente in Questura e da lì trasferito al comando dei carabinieri che indagano sull’omicidio, dove è stato interrogato alla presenza del difensore di fiducia. Le prove raccolte e le indagini condotte in queste settimane hanno consentito agli investigatori di trovare i primi riscontri, tra cui la presunta arma del delitto, alle dichiarazioni rese dal 27enne di origine marocchina. L’uomo, in stato di fermo con l’accusa di omicidio volontario.

La confessione choc

Ha ammesso di aver  tagliato la gola a Stefano Leo e ha aggiunto che si è trattato di un delitto senza nessun movente. Ma prima ancora di spiegare come e perché avrebbe ucciso Stefano Leo tagliandogli la gola con un colpo da macellaio, ha iniziato a raccontare di sé stesso, della sua vita difficile, dei suoi problemi coniugali. «L’ho ucciso io quel ragazzo ai Murazzi, Stefano», ha detto quando si è presentato in questura in corso Vinzaglio. Said ha iniziato a raccontare non  dell’omicidio che voleva confessare, ma della sua depressione.  Sul Lungo Po dei Murazzi, il 23 febbraio scorso si  è trovato quasi per caso.

Stefano Leo, vittima “casuale”

Stefano Leo è stata una vittima causale e questo rende, forse, questo omicidio ancora più terrificante. Originario di Biella, una laurea in Giurisprudenza, Leo viveva da novembre a Torino. Dopo un lungo periodo trascorso all’estero, tra Cina, Giappone e Australia, era commesso in un negozio d’abbigliamento del centro. Sempre puntuale, sempre preciso, tutte le mattine per recarsi al lavoro faceva una passeggiata in lungo Po Macchiavelli. Fino a quel maledetto appuntamento con un destino infame.

 

 

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