Troppe aggressioni, i medici corrono ai ripari: corsi di Aikido per difendersi

lunedì 8 aprile 10:32 - di Paolo Sturaro

Poche mosse di Aikido per proteggersi e, soprattutto, riportare la calma in corsia. Il corso è in dieci lezioni. È ki training e si basa sui principi dell’arte marziale giapponese, fornendo crediti formativi. Il tutto è organizzato dall’Ordine dei Medici di Torino e provincia. Comincerà il 6 maggio, ma ci sono già i primi iscritti. «Abbiamo fatto il primo incontro di presentazione», racconta all’Adnkronos la 28enne Cecilia Avetta, che lavora su turni di guardia all’ospedale San Luigi. «Ci sono venuta per accompagnare una collega e amica che è stata aggredita verbalmente da alcuni parenti di un paziente perché volevano a tutti i costi farsi prescrivere un esame non necessario. Lei si è trovata in difficoltà perché si è resa conto che la situazione rischiava di degenerare e non aveva gli strumenti per affrontarla. Lo facciamo per avere una maggiore tranquillità nell’affrontare eventuali situazioni critiche e riportare la situazione alla calma perché il nostro in quanto dottori è un ruolo di accoglimento, di ascolto e di cura».

Le aggressioni ai medici: il 65% verbali, il 33% fisiche

Dall’ultima indagine, condotta dall’Anaao Assomed, il 65% dei medici interpellati ha subito un’aggressione, nella maggioranza dei casi verbale e fisica per un 33%. Capita, spesso, soprattutto, nei Pronto Soccorso e agli operatori sanitari del 118. «Il problema c’è e non può essere affrontato solo con un corso, ci dovrebbe essere un intervento istituzionale», dice all’Adnkronos il medico di famiglia trentenne Matteo Ballesio. «In particolare per quanto riguarda le guardie mediche e le visite domiciliari a casa da soli». «E’ un’ottima iniziativa dell’Ordine per cominciare ad affrontarla. Fino a oggi, per fortuna, non mi hanno mai aggredito fisicamente ma capita, anche sentendo i colleghi, abbastanza spesso. La mia è una posizione privilegiata perché il medico di famiglia conosce tutti i pazienti, li ha al computer e di solito non è mai solo. L’ultimo alterco? Con un paziente che voleva passare avanti agli altri perché aveva la moglie con l’influenza. Urlava di avere bisogno del certificato, il pezzo di carta, ma io volevo visitarla che è meglio anche per lei. Alla fine si è scusato».

Chi fa le guardie mediche è particolarmente esposto al rischio

Diversa la condizione di chi fa le guardie mediche. «Non sai mai chi è il paziente che potrai incontrare, lì il rischio è più alto anche perché non ci sono telecamere. Se penso che dopo mi sentirò più sicuro? Glielo dico alla fine di tutte le dieci lezioni», risponde sorridendo. Ogni lezione durerà un’ora e mezza. Si tratta di incontri molto pratici, nei quali i medici impareranno a proteggersi da diversi tipi di aggressione, dagli spintoni ai calci. «Sono cintura nera 4° Dan – spiega il maestro, il professor Lodovico Benso, ex direttore della struttura complessa universitaria di Auxologia dell’università di Torino, ora in pensione – lo scopo non è vincere, è proteggersi. Faremo esercizi che ti permettono di mantenere quella che viene chiamata stabilità dinamica, restando calmo, ma attivo e pronto a muovermi per evitare che mi colpiscano. E se mi attaccano – conclude -, riuscire a difendermi senza scontro, evitando di suscitare ulteriori reazioni di rabbia».

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