Sudan, la protesta finisce nel sangue: i militari circondano il palazzo presidenziale, Al Bashir si dimette: è golpe

giovedì 11 aprile 9:36 - di Prisca Righetti

I cingolati si muovono in direzione del quartier generale dell’esercito: a far da apripista i mesi di proteste contro il governo che hanno movimentato l’ultimo periodo di rivendicazioni di piazza in Sudan: gli occhi del mondo sono puntati sulla gente in strada che, nelle ultime ore, ha iniziato a cantare: «Bashir è caduto, ce l’abbiamo fatta»… E infatti, dopo 30 anni al potere, il presidente Omar Al Bashir si è dimesso. Nella capitale Khartum, al quinto giorno di un sit in di protesta di migliaia di persone che invocavano la rinuncia del capo di Stato, ora la gente festeggia la sua uscita di scena…

Golpe in Sudan: dopo 30 anni al potere, Al Bashir si è dimesso

Dunque, occhi puntati sul Sudan: dopo mesi di proteste anti-governative contro il presidente Omar al-Bashir, l’esercito sudanese prepara un “importante” annuncio: diversi mezzi militari sono nel complesso che ospita il quartier generale dell’esercito e la residenza ufficiale del presidente. L’annuncio atteso ha alimentato voci di un possibile golpe. Intanto a Khartoum è in corso un summit tra vertici dell’esercito e delle agenzie di sicurezza per decidere chi sarà a capo di un nuovo organismo di transizione, l’Alto Consiglio delle Forze Armate. La scelta potrebbe cadere sul Capo di Stato maggiore dell’esercito, generale Kamal Abdel-Marouf. A riferirlo su Twitter è una giornalista sudanese che cita una fonte a conoscenza dei fatti e ritenuta dunque attendibile. Come se non bastasse, sempre una reporter sudanese, stavolta citata dalla Bbc, parlando di «arresti in massa» nell’esecutivo, e quindi in linea con un vero e proprio colpo di Stato in atto, riferisce dell’arresto di alti esponenti del governo sudanese, mentre l’aeroporto sarebbe stato chiuso. Vediamo allora, riassunta per punti, la situazione al momento in corso in Sudan.

Golpe in Sudan: ecco cosa sta succedendo dopo giorni di protesta

  1. Folla in strada: sono migliaia le persone che si uniscono ai manifestanti chiedendo la fine del regime di al-Bashir; testimoni riferiscono di veicoli militari posizionati su snodi stradali strategici e sui ponti nella capitale. La folla celebra nelle strade con canti patriottici e slogan quali «nuova era, nuova nazione», gli avvenimenti delle ultime ore. Gli abitanti di Khartoum hanno accolto in massa l’appello dell‘Associazione professionale sudanese, uno dei gruppi che ha promosso le proteste, ad unirsi ai manifestanti che partecipano dal weekend scorso al sit in.
  2. L’esercito: «L’esercito sudanese farà un’importante dichiarazione»: i militari hanno dato così la notizia dell’imminente annuncio, dopo mesi di proteste – iniziate a dicembre – contro il governo del presidente salito al potere nel 1989 grazie a un colpo di Stato. Una fonte militare citata dalla Dpa ha confermato che blindati hanno circondato l’ufficio di al-Bashir. Durante le manifestazioni nel fine settimana, sette persone erano state uccise e 2.496 erano state arrestate. Per due notti consecutive i manifestanti sono stati attaccati dalle forze delle milizie e dell’intelligence fedeli al presidente e per due volte l’esercito è intervenuto a difesa della folla.
  3. L’Onu: nei giorni scorsi il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres aveva lanciato un appello a tutti coloro che sono coinvolti nelle proteste in Sudan per evitare la violenza e invitato il governo a promuovere un dialogo inclusivo, sottolineando che l’Onu è pronto a sostenere ogni sforzo per risolvere pacificamente la crisi del Paese. «Si chiede il pieno rispetto dei diritti umani, compresa la libertà di riunione, la libertà di espressione e la liberazione dei manifestanti detenuti».
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