S&P: cartellino giallo all’Italia e rosso al reddito di cittadinanza. Ma per Conte va bene così

sabato 27 aprile 9:03 - di Paolo Sturaro

«I continui cambiamenti politici indeboliscono il potenziale di crescita” del Paese. Così S&P conferma il rating dell’Italia, invariato a BBB e outlook negativo e sottolinea inoltre di non aspettarsi che il governo metta in discussione l’adesione dell’Italia nell’area dell’euro. Tuttavia, «l’attuazione di misure politiche che annullano o compromettono le precedenti riforme strutturali o ampliano ulteriormente il deficit di bilancio, indeboliscono la fiducia degli investitori».

«Dovremo migliorare sicuramente, ma per il momento va bene così”, ha commentato il premier Giuseppe Conte da Pechino. «Ce lo aspettavamo», ha aggiunto.

Il giudizio S&P sul rating italiano

«Inversioni nelle riforme», quindi, «e una domanda esterna volatile hanno spinto l’economia dell’Italia nella recessione», scrive S&P nel giudizio sul rating italiano, rilevando che «i rischi per la posizione di bilancio dell’Italia stanno aumentando». Secondo le previsioni, la crescita riprenderà nel 2020, ma solo a circa lo 0,6% o meno della metà della crescita attesa del Pil dell’eurozona dell’1,4%, si legge. Il reddito di cittadinanza contribuirà per 0,2 punti percentuali al pil quest’anno e al prossimo, mentre gli investimenti pubblici contribuiranno per ulteriori 0,1 punti nel 2019. Ma si tratta di proiezioni altamente incerte».

Il fronte disoccupazione

Non manca un riferimento alla flat tax: il governo ha adottato alcune misure fiscali favorevoli agli investimenti, come la riduzione della pressione fiscale sui singoli imprenditori, artigiani e lavoratori autonomi (imposta flat) e incoraggia anche il reinvestimento dei profitti delle imprese e il mantenimento del cosiddetto «super e iper ammortamento». Tuttavia, «il livello di investimento complessivo rimane relativamente basso» per il 2019 infatti sarà leggermente inferiore al 18% del pil, tra i più bassi nella zona euro. Sul fronte disoccupazione infine S&P prevede un tasso medio «di circa il 10,6%» quest’anno.

Il debito pubblico è in rialzo, troppa economia sommersa

E ancora. Il debito pubblico italiano è in rialzo, quello privato sta declinando, rileva S&P, che segnala per l’Italia «un forte deterioramento delle condizioni finanziarie esterne del governo e delle banche italiane». Secondo l’agenzia di rating il deficit italiano nel 2019 si attesterà al 2,6% del Pil contro il 2,4 stimato dal governo, mentre il debito salirà nei prossimi anni fino ad arrivare al 132,7% nel 2022. «Una delle vulnerabilità macroeconomiche dell’Italia, a nostro avviso, è la sua grande economia sommersa non tassata, in particolare nel Sud”, continua l’agenzia la quale in generale fa sapere che potrebbe rivedere l’outlook a stabile se vedesse una ripresa dell’economia italiana e che la crescita dell’occupazione accelera, portando a un miglioramento delle finanze pubbliche, ulteriori progressi significativi per il settore finanziario italiano, sul fronte della riduzione delle sofferenze. Per quanto riguarda il rating, S&P fa sapere che potrebbe abbassarlo se dovesse rilevare “un marcato deterioramento delle condizioni finanziarie esterne del governo e delle banche italiane».

L’economia dell’Italia destinata a ristagnare

Secondo S&P l’Italia trae inoltre benefici dal sostegno all’euro, anche se c’è scetticismo tra gli elettori, e dal rispetto del Patto di stabilità e crescita Ue. Sul fronte Pil, in termini reali, la dimensione dell’economia italiana alla fine del 2019 sarà solo leggermente superiore a quella di un decennio fa. È «una delle ragioni per cui la crescita italiana è bassa è la propensione del settore privato a risparmiare piuttosto che spendere». Quanto a quota 100 e reddito di cittadinanza, «abbasseranno ulteriormente la partecipazione al lavoro, pesando sull’occupazione, sulla crescita e sulle finanze pubbliche», afferma S&P, sottolineando che quest’anno la crescita del Paese è in stallo e «le nuove politiche potrebbero aumentare la rigidità del mercato del lavoro» L’economia italiana dovrebbe «ristagnare quest’anno», insiste, osservando che le politiche del governo «tenderanno a rafforzare la rigidità salariale e occupazionale».

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