Sanità allarme rosso, nel Def c’è un buco di 1,6 miliardi nel 2019: aumenteranno le tasse

sabato 13 aprile 10:25 - di Gabriele Alberti

Una brutta notizia viene dal Def. Il futuro per la Sanità pubblica è molto incerto. Sul servizio sanitario nazionale si abbatteranno inevitabilmente dei tagli che avrano conseguenze disastrose per le tasche dei cittadini. Che ringraziano l’esecutivo Lega- M5S. Nel Documento di Economia e Finanza appena licenziato dal governo infatti «la spesa sanitaria che per il 2019 supera i 118 miliardi di euro, corrispondenti a una crescita del 2,3% rispetto ai 115,41 miliardi del 2018 – con un aumento di ben 2.651 milioni sull’anno precedente rispetto al miliardo previsto dalla legge di Bilancio»: l’allarme lanciato dal Sole24Ore suona come una mannaia che sta per abbattersi sul Ssn. Il combinato disposto delle previsioni al ribasso del Pil rispetto a quanto preventivato nell’autunno scorso e l’aumento della spesa sanitaria renderebbero molto ardue le promesse di un aumento delle risorse per la sanità pari rispettivamente a 2 e a 1,5 miliardi.

Sanità, sempre peggio

A segnalare tutte le incongruenze nel Def è il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta. Che precisa: «Il Def 2019, se da un lato mette a nudo tutte le incertezze sulla crescita economica del Paese, dall’altro aumenta le preoccupazioni per la sanità per tre ragioni fondamentali: innanzitutto, per il 2019 le stime sono incongruenti con le risorse assegnate dalla legge di Bilancio; in secondo luogo, se le stime per il 2020-2021 sono allineate con gli incrementi previsti del Fondo sanitario nazionale, questi oltre che alla sottoscrizione di un Patto per la Salute, ancora in stallo, sono legati a utopistiche previsioni di crescita economica; infine, su tutto aleggia lo spettro della clausola di salvaguardia, ovvero il blocco di 2 miliardi di euro di spesa pubblica in caso di deviazione dall’obiettivo di indebitamento netto, che probabilmente colpirà la sanità come paventato dall’Ufficio parlamentare di bilancio dopo la pubblicazione della manovra».

Non solo, anche se le stime fossero corrette – spiegano ancora dalla Fondazione Gimbe – la spesa sanitaria non potrà coprire nemmeno l’aumento dei prezzi sia perché cresce meno del Pil nominale, sia perché l’indice dei prezzi del settore sanitario è superiore all’indice generale dei prezzi al consumo. «In altre parole – puntualizza Cartabellotta – la crescita media della spesa sanitaria dell’1,4% nel triennio 2020-2021 stimata dal Def 2019 nella migliore delle ipotesi potrà garantire al Ssn lo stesso potere di acquisto solo se la ripresa economica rispetterà previsioni più che ottimistiche, ovvero una crescita media del Pil del 2,5% per il triennio 2020-2021».

A rimetterci? I soliti

Due domande: la prima è se l’aumento di 2.651 milioni di spesa sanitaria che il Def stima per quest’anno certifichi per l’anno in corso un aumento del deficit per la sanità di 1.651 milioni di euro. La seconda domanda è dove trovare le risorse per la sanità. Le Regioni hanno già lanciato il loro grido di dolore: meno soldi, meno servizi. E più tasse. Sempre peggio!

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