Salvini, dilla tutta sul 25 aprile. Quella “festa” ha impedito la pacificazione

giovedì 11 aprile 6:00 - di Francesco Storace

Che Matteo Salvini “piaccia” a molti dei “nostri” non c’è dubbio. E’ qualcosa di viscerale. Ma anche a lui capita di esagerare. La scivolata di ieri sul 25 aprile se la poteva risparmiare. Ha detto che 1) lui non va alle “sfilate” 2) perché oggi bisogna liberare l’Italia dalla mafia e andrà a Corleone.
Applausi per la prima, fischi per la seconda. Le adunate postpartigiane ormai scaldano solo Emanuele Fiano, anche perché sempre più spesso capita che finiscano a botte tra di loro. In Sicilia, il ministro ci va per la campagna elettorale per le comunali nell’isola che si svolgono il 28 aprile. E il 25 e 26 si chiude con i comizi.

Una pagina controversa. Drammatica. Divisiva

E’ difficile capire perché si debba sempre cercare di usare argomenti che non sono propri. E questo è il caso di specie. Nella sua storia personale, Salvini vanta molte contraddizioni, non solo quella sul rapporto tra sud e nord. Però a tutti è consentito di modificare il proprio pensiero ed è sempre un bene. Ma può garantire, il capo della Lega, che quando militava nei comunisti padani non abbia mai sfogato il proprio antifascismo come quello che rimprovera oggi?
Lo scriviamo perché per molti di noi quella resta una pagina drammatica. Controversa. Divisiva. Noi e loro. E ancora non si rimargina. Non avviene perché permane una faziosità permanente che impedisce agli italiani di festeggiare assieme, se festa deve essere. Chieda a Bossi come fu accolto quando alla sfilata ci andò lui, a Milano. Eppure era quel capo leghista che minacciava di cercare “i fascisti nelle case, uno a uno“. Ovviamente manco ci ha provato.

“Mio figlio si chiama Marco”

Ci sono generazioni che di festa non vogliono proprio sentire parlare, perché c’è chi ha pagato per fede. Ma che vuoi festeggiare quando c’è chi ancora rivendica la barbarie di piazzale Loreto oppure nega gli eccidi del triangolo della morte nell’immediato dopoguerra… Fior di intellettuali messi in croce ogni volta che pubblicano un libro-verità. Lo sa Salvini quanti fascisti dal 1945 in poi chiamavano Marco i loro figli per aver un solo motivo per festeggiare il 25 di aprile?
Non scriviamo per nostalgia, perché una guerra civile nessuno può sognare di ripercorrerla.
Per decenni ci siamo battuti – sull’esempio di Giorgio Almirante – per la caduta di ogni muro, nel nome della pacificazione nazionale. Ma a sinistra hanno detto sempre di no, perché più che di miti hanno bisogno di riti. Ecco, queste cose vanno dette e senza superficialità, perché altrimenti si ferisce chi ha pagato sulla propria pelle il coraggio di non essere conforme rispetto alla storiografia ufficiale.
A Corleone puoi anche comprarti casa, ma magari cerca il coraggio di denunciare che dal 1943 a quel tragico 1945 la mafia si schierò con gli americani, anche se Donald Trump dovesse dispiacersi. Altrimenti sono chiacchiere e francamente da un leader intelligente come Salvini ci aspettiamo più attenzione e delicatezza su temi così complessi. A meno che la prossima “divisa” non sia in camicia nera…

Mille volte meglio lui, comunque, rispetto alle scempiaggini che giungono da sinistra; ma anche serietà. È tutta la verità. Proprio perché Corleone – “quella Corleone” identificata come capitale della mafia – probabilmente non fu proprio alternativa ai riti del 25 aprile… Basta leggere persino Repubblica di qualche tempo fa…

Commenti

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  • flavio 12 aprile 2019

    Io con i miei amici, alla fine degli anni sessanta, ogni 25 Aprile, andavamo a piazza Venezia davanti al Balcone, dove si affacciava……… Avevamo una Alfa Romeo decapotabile di colore bianca, la vernciavamo di colore VERDE, e ROSSA. nella parte centrale di colore bianco avevamo scritto; LE SCONFITTE SI SUBISCONO E NON SI FESTEGGIANO. io la penso ancora cosi saluti

  • pincotto de pincotti 11 aprile 2019

    è quasi un secolo che si parla di guerra civile ora basta
    salvini vada pure a corleone se lo ritiene giusto
    abbiamo bisogno di pace e di festa condivisa

  • Carlo Cervini 11 aprile 2019

    L’Italia è stata liberata dagli Alleati, con enormi perdite umane e risorse militari impiegate; i tedeschi nella penisola difendevano con forza i confini Sud della Grande Germania e l’apporto della Resistenza fu modesto………..hanno valore solo gli ideali di libertà e di democrazia, ma attenzione che la Resistenza egemonizzata dal partito comunista, che era staliniano, voleva una dittatura ancora peggiore del Nazifascismo e questo spiega la guerra civile post liberazione. Il 25 Aprile va abolito e sostituito dal 4 Novembre, festa della Vittoria e dell’Unità d’Italia.

  • Giuseppe La Porta 11 aprile 2019

    Ottimo articolo del direttore. Spero che molti abbiano il coraggio di dire che il 25 aprile è un mito di parte che invece di unire gli italiani esacerba gli animi e impedisce qualsiasi pacificazione. Io ad onor del vero il 25 aprile indosso sempre la camicia nera per fedeltà all’idea la più rivoluzionaria che si sia concretata nel panorama politico italiano dall’Unita’ d’Italia ai giorni nostri e per onorare chi per quell’idea ha dato la vita. Viva l’Italia.

  • Antonio 11 aprile 2019

    Un fondo di verità c’è. ..es. non è mai esistito un “giorno del rimorso” per i crimini comunisti …eppure vanno in giro ancora come profeti. … o tutti nella scelba o tutti fuori ..in queste condizioni la storia italiana e non solo ,farà mai pace con se stessa.

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