Province, Salvini a Di Maio: «Cambi idea troppo spesso». La replica: «No poltrone»

domenica 28 aprile 12:13 - di Michele Pezza

È banale dire che ormai litigano su tutto, anche sulle province. Ma è la verità. Con l’aggravante che se fino a qualche settimana fa sia Di Maio sia Salvini si appellavano al contratto di governo per dirimere le loro questioni, oggi è proprio quel documento ad essere contestato. A ennesima conferma che nessun accordo, neppure se stipulato in nome del cambiamento totale, può imbrigliare in postille e codicilli il fluire della politica. E non ha quindi torto Salvini quando lamenta che «il problema» dei suoi alleati «è che cambiano idea troppo spesso». È un lungo rosario di recriminazioni quello sgranato dal vicepremier leghista: l’ultimo impasse riguarda il ripristino delle province, messo nero su bianco in una proposta comune e ora disconosciuto dal M5S.

Province a autonomia nuovo fronte caldo del governo

Ma nell’elenco stilato da Salvini in un’intervista alla Stampa, ci sono anche «flat tax, immigrazione o autonomie». Morale: «Non si può dire contemporaneamente sì, no e forse». Se poi «Di Maio ha un modo per sistemare scuole e strade senza enti intermedi – si legge ancora sul quotidiano torinese – sono pronto ad ascoltarlo. Però mi secca lavorare settimane per scoprire che hanno una nuova opinione». Le seccature, insomma, cominciano a essere molte. «Troppe», puntualizza il ministro, che però fa sapere di essersi «imposto un atteggiamento buddista», vale a dire «lavoro e non rispondo alle provocazioni e agli insulti che sono pressoché quotidiani».

Il leghista: «Le seccature cominciano a essere troppe»

Chi invece non si distrae, neanche per un attimo, dalla modalità elettorale è Di Maio. «Questa storia delle Province mi sembra assurda. Io altre 2500 poltrone in più dove i partiti possono piazzare i loro amici non le voglio», replica a distanza in un post su Facebook. «È una cosa che non permetteremo», promette. Costi della politica, clientele, burocrazia, semplificazioni: Di Maio ripropone il vecchio armamentario propagandistico dei Cinquestelle nella speranza di risalire nei sondaggi. Il tutto condito nella solita salsa del «cambiamento», ovviamente «quello vero». Ed è proprio lì che Di Maio confida di ritrovare Salvini: «Al governo – dice – siamo in due, le cose si fanno in due e sono sicuro che riusciremo a trovare un punto di incontro». Intanto, manda avanti la Lezzi a piazzare un’altra mina sul già accidentato percorso dell’autonomia rafforzata del Nord. «Sulla riforma delle autonomie c’è qualcosa che non mi quadra», confida  la ministra per il Sud al Corriere della sera. Si è accorta solo ora che è una di quelle a costo zero per lo Stato nonostante inserita a suo tempo nel contratto di governo: «Non capisco – dice – come si riesca a realizzare una riforma del genere». Figuriamoci gli italiani.

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