Prosegue la marcia vittoriosa di Haftar verso Tripoli mentre l’Occidente non sa decidere

giovedì 4 aprile 17:27 - di Guglielmo Gatti

Continua la marcia vittoriosa del generale Khalifa Haftar verso Tripoli. “L’Esercito nazionale libico (Lna) ha preso in modo pacifico il controllo della città di Garian”, un centinaio di chilometri a sud di Tripoli. Lo ha confermato il generale Abdul Salam al-Hassi, comandante della Sala operativa dell’Lna nella regione occidentale della Libia, in dichiarazioni riportate da The Libyan Address. Il generale ha sottolineato il fatto che le forze hanno ricevuto una “calorosa accoglienza dagli abitanti”. Si sono registrati scontri armati ieri sera vicino Garian tra le forze dell’autoproclamato Esercito nazionale libico (Lna), comandate dal generale Khalifa Haftar, e quelle fedeli al capo del consiglio presidenziale, Fayez al-Serraj. Gli scontri, secondo i media locali, sono andati avanti per circa un’ora. Il ministero dell’Interno del governo di concordia nazionale libico ha dichiarato lo stato di emergenza a Tripoli. In un comunicato il ministero invita tutte le unità di sicurezza “a far fronte a qualsiasi violazione della sicurezza nella capitale”. L’annuncio segue l’avanzata verso la capitale delle forze di Haftar.

L’Onu convoca una inutile conferenza sulla Libia

Insomma, da tempo in Libia c’è una vera e propria guerra civile. A dieci giorni dalla Conferenza nazionale che l’inviato delle Nazioni Unite Ghassan Salamé ha convocato a Ghadames con l’obiettivo di delineare il quadro istituzionale e il percorso elettorale in Libia, gli uomini di Khalifa Haftar stanno muovendo su Tripoli mentre le milizie di Zintan e Misurata si schierano per respingere l’avanzata del generale ed il ministero degli Interni del governo di concordia nazionale dichiara lo stato d’emergenza nella capitale. La situazione di queste ore – con il segretario generale dell’Onu, il socialista Antonio Guterres, impegnato in Libia nel tentativo dell’ultim’ora di concordare un nuovo incontro tra Haftar ed il presidente del Consiglio presidenziale libico Fayez Serraj – sembra essere anche la conseguenza dell'”eccessivo sostegno che la comunità internazionale ha dato al generale, negoziatore ambiguo, con l’idea che potesse contribuire a ridare stabilità alla Libia”, dicono all’Adnkronos fonti libiche fedeli a Serraj. In realtà è l’esatto contrario: tutte le organizzazioni occidentali hanno riconosciuto Serraj come premier, mentre il potere lo detengono altri. Invece, “chi ha scommesso su Haftar come pacificatore” adesso deve fare i conti la realtà: e la realtà è che il generale sta marciando verso Tripoli, dove spera di entrare pacificamente. E se una parte della popolazione in effetti potrebbe anche permetterlo, dall’altra parte c’è chi, come le milizie di Zintan, Misurata o Zuwara, potrebbe
reagire, con il rischio di una nuova guerra civile”. In questo contesto, Guterres ha incontrato oggi a Tripoli Serraj e domani vedrà a Bengasi il generale, con l’obiettivo di tentare un avvicinamento tra le due parti perché arrivino ad un’intesa che possa fare da base alla Conferenza nazionale. Ma ormai sono in pochi a credere in un successo della missione del numero uno del Palazzo di vetro: “La sfiducia tra le parti è via via aumentata – dicono le fonti – Haftar ritiene che Serraj non sia in grado di negoziare liberamente, condizionato dai Fratelli musulmani, dalle milizie di Tripoli e dalla componente di Misurata del governo. Serraj dal canto suo ritiene un possibile ingresso del generale nel nuovo governo un cavallo di Troia per la sua conquista definitiva della Libia”. E senza un pre-accordo tra i due, la Conferenza nazionale fissata dal 14 al 16 aprile a Ghadames rischia di trasformarsi in null’altro che “un seminario”, senza indicazioni sul percorso da seguire per arrivare alla formazione di un governo e alle elezioni. In questo momento, lo scenario più plausibile è che “la Conferenza fallisca o che non vengano poi implementati i risultati che dovesse produrre”, avvertono le fonti. Per le quali un rinvio dell’appuntamento non dovrebbe essere escluso.

Salvini: in Libia occorrono interventi mirati

Sulla vicenda interviene anche il vicepremier Matteo Salvini: ”Siamo preoccupati per quanto sta accadendo in Libia e approfitto per chiedere a tutti una soluzione”. Lo ha detto il ministro dell’Interno, durante la colazione di lavoro nel G7 di Parigi dedicata alla ”lotta contro il traffico dei migranti e le reti dedicate alla tratta”. Salvini ha ricordato i risultati del governo italiano (”sbarchi ridotti di più del 90% e interventi in Africa per risolvere i problemi a monte”) e ha ribadito che ”non si può lasciare a organizzazioni private” come le Ong ”la gestione dell’immigrazione” anche perché ”i proventi dei traffici vengono convertiti in armi e droga”. Per non parlare del fatto che ”è provato il collegamento tra terrorismo e immigrazione clandestina”, con integralisti che passano dall’Italia per raggiungere altri Paesi europei.   Il ministro dell’Interno ha anche ricordato gli investimenti in cooperazione con l’Africa, a partire da Ghana e Togo. Mentre ad altri Paesi come la Tunisia ”abbiamo fornito dei mezzi” e in Libia ”aiutato a formare gli operatori” come nel caso della Guardia Costiera di Tripoli. Alla luce di queste azioni concrete, Salvini ha chiesto ai ministri di Niger e Burkina Faso (presenti al G7) di avanzare richieste concrete di aiuto. ”Non pensiamo ad aiuti a pioggia ma a interventi mirati” ha sottolineato Salvini. Nel secondo intervento, il ministro ha proposto di ”condizionare tutti i futuri accordi commerciali, di aiuto e di cooperazione” ai Paesi che collaborano ”su controllo delle partenze e rimpatri”. Significa ”premiare chi si dimostra collaborativo”.

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