Piemonte, una scuola si preoccupa di non discriminare il parente di un boss. E il pensiero corre al 25 aprile…

giovedì 4 aprile 17:16 - di Ignazio La Russa

Una scolaresca di un paese piemontese non ha potuto partecipare, per decisione del preside, ad una manifestazione per la legalità promossa dal sindaco perché uno degli alunni è parente (non figlio, né fratello) di un presunto boss della ‘ndrangheta.

Secondo il Preside far partecipare la classe sarebbe stata una discriminazione per il giovane parente del presunto ‘ndranghetista.

Avevamo preso atto, sgomenti, di presidi che vietavano i presepi per “rispetto” di un alunno musulmano o che toglievano i crocifissi dalle aule per “rispetto” dei non credenti, ma questa chicca del “rispetto” ai pur incolpevoli parenti dei mafiosi è una vera novità da guinness dei primati.

Ma se questa è la regola, allora vorrei che se ne ricordassero anche il 25 aprile, ormai vicino, per “rispetto” (stavolta sacrosanto) dei fascisti innocenti assassinati dopo la fine della guerra e documentati nei libri dello scrittore non di destra Gianpaolo Pansa.

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