“Padre Dall’Oglio fu ucciso dall’Isis subito dopo il sequestro”

martedì 9 aprile 16:10 - di Laura Ferrari

Padre Paolo Dall’Oglio venne ucciso subito dopo il sequestro, avvenuto in Siria il 29 luglio 2013. A rivelarlo, all’inviato del Corriere della Sera, una serie di fonti locali. Tutte concordanti sulla tragica sorte del gesuita. Quella mattina di luglio, Padre Dall’Oglio doveva incontrarsi con i capi dell’Isis, a Raqqa. Una missione di pace per facilitare la liberazione di un ostaggio.

«Cercamo di dissuaderlo – dice Eyas Daes, che aveva accompagnato il gesuita attraverso le zone curde nel Nordest siriano, sino a Raqqa – gli dicemmo di non tornare da quelli dell’Isis: ti ammazzeranno, magari dopo averti torturato».

Nonostante gli avvertimenti, il gesuita si era ugualmente recato nell’ufficio del governatorato di Raqqa per incontrare i capi dell’Isis appena insediati nella popolosa città che sarebbe poi diventata la capitale dello Stato Islamico.

Che cosa accadde? Queste le versioni raccolte da Lorenzo Cremonesi. «Fu picchiato duramente subito. Una versione parla di un prigioniero che lo avrebbe accoltellato nella loro cella poco dopo urlando che così lui sarebbe andato in paradiso per aver eliminato un miscredente. Un’altra riporta di un`esecuzione vera e propria a colpi d’arma da fuoco entro quel mese d’agosto».

“Padre Dall’Oglio torturato e ucciso”

Padre Dall’Oglio sapeva di correre un serio pericolo. «Se non esco dopo tre ore sappiate che sono stato rapito», aveva detto ai suoi contatti locali. Eyas Daes è certo: «Per quello che sappiamo è sicuramente morto, probabilmente ucciso molto presto, nelle prime settimane, se non addirittura le prime ore del suo rapimento».

“Manca il video perché l’Isis all’epoca non era ancora organizzato”

Una ricostruzione ancora più particolareggiata viene fornita dal responsabile della Commissione per la ricostruzione di Raqqa, l’avvocato Abdullah al Arian. «Il gesuita era un personaggio molto noto da noi” e “il primo a raccontarmela una sera dell`estate 2015 è stato un mio vicino di casa, il 46enne Abu Sham Jarabulsi, che era un leader dell’Isis poi morto nei combattimenti di Meyidaine. Era professore di matematica, stavamo cenando assieme, mi disse che aveva visto il cadavere e non ho alcun motivo per non credergli. La stessa versione mi arrivò da Abu Ali al Sharei, giudice capo della corte islamica dell’Isis qui a Raqqa. Non ne fecero un video semplicemente per il fatto che l`Isis non era ancora organizzato».

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