Nuova grana per il governo: il ministro Tria mette i “paletti” anche all’autonomia delle Regioni

venerdì 19 aprile 9:56 - di Lucio Meo

Le parole del ministro Giovanni Tria, ieri, sono state quantomai chiare ed esplicite: «Per quanto concerne gli effetti finanziari delle intese secondo l’articolo 116 della Costituzione, in alcuni casi le richieste regionali non appaiono del tutto coerenti con i principi costituzionali», ha detto nel corso di un’audizione nella commissione parlamentare sul Federalismo fiscale. «Tali richieste – ha fatto rilevare – sono spesso inerenti a materie diverse da quelle elencate nella Costituzione e pertanto, vista la tassatività del disposto costituzionale non possono essere oggetto di attribuzione». Inoltre, ha sottolineato Tria, “non si può derogare” dalle norme che attribuiscono allo Stato la competenza legislativa esclusiva in materia di sistema tributario e contabile dello Stato. Secondo Tria, la capacità fiscale dei Comuni e delle Regioni, cioè il gettito tributario che spetta al territorio, ad oggi è stimata in 25,5 miliardi di euro di cui quasi il 50 per cento si riferisce al gettito standard di Imu e Tasi. La capacità fiscale pro capite per il totale dei Comuni e delle Regioni a statuto ordinario è di 475 euro. Per Tria «i Comuni e le Regioni del Centro-Sud hanno una capacità ben al di sotto del valore medio totale». Nella attuale «fase embrionale non è possibile esprimere una valutazione degli impatti sulla finanza pubblica, la quantificazione degli effetti finanziari delle intese sarà effettuata al momento dell’adozione dei singoli Dpcm». «Gli schemi di intesa non quantificano, sin da subito, le risorse finanziarie umane e strumentali, ma costituiscono il quadro generale di riferimento. Soltanto in seguito all’entrata in vigore della legge di approvazione dell’intesa potrà prendere avvio il complesso processo di definizione delle specifiche attività amministrative correlate alle funzioni trasferite e i relativi bene e risorse. In altri termini, saranno i singoli Dpcm lo strumento che concretamente renderà operativo il complesso disegno di autonomia differenziata».
Molto più che una frenata, quella del ministro dell’Economia, una posizione decisamente non gradita a Salvini, che della maggiore autonomia delle Regioni ha fatto una delle sue più importanti battaglie politiche.

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