Mi aiuti, sono in pericolo: il disperato appello a Salvini del figlio di un testimone di giustizia

giovedì 18 aprile 13:14 - di Greta Paolucci

«Mi hanno negato il porto d’armi, lei che si batte per i diritti degli italiani, intervenga sul mio caso»: il disperato appello rivolto al ministro dell’Interno arriva da Giuseppe Cutrò, figlio di Ignazio, l’imprenditore che ha denunciato la mafia ed è divenuto testimone di giustizia…

Mi aiuti, sono in pericolo: l’appello a Salvini del figlio di un testimone di giustizia

Niente porto d’armi per lui, figlio di Ignazio, imprenditore noto alle cronache per aver denunciato la mafia e divenuto testimone di giustizia. Ieri i carabinieri di Bivona gli hanno notificato il decreto di diniego della Prefettura di Agrigento «motivato dalla non attualità del pericolo», dice Cutrò, che punta il dito contro una «giustizia piena di ingiustizie» e chiede l’intervento del ministro dell’Interno, Matteo Salvini, perché sia rivalutata l’istanza. «Lei che si batte ogni giorno per gli italiani, intervenga sul mio caso – dice l’uomo nel suo disperato appello alle istituzioni – e lo approfondisca perché ha gli strumenti per farlo e può ribaltare questa situazione».

«Non ho i soldi per il ricorso al Tar, i miei diritti vengono negati»…

«Se con il gessetto scriviamo sulla lavagna e poi passiamo la spugnetta – scrive Giuseppe Cutrò in una lettera appello al vicepremier –, rimangono le tracce, figuriamoci se la mafia dimenticherà mai quello che la mia famiglia ha fatto, nella normalità, e quello che lo Stato le ha tolto per causa nostra. Il ministro Salvini parla di legittima difesa e di sicurezza, ma a chi e come? Solo per pochi mi viene da pensare. Possiedo licenza e armi e mi alleno al poligono da 11 anni ormai, ritengo di essere esposto, e la percezione del pericolo l’ho sempre avuta. Non ho condanne, penso di attenermi alle regole e al rispetto della legge e di godere di buona condotta etico morale basata sulla legalità». E poi, un’ultima considerazione: «Non ho i soldi per il ricorso al Tar, i miei diritti vengono negati»: e senza possibilità d’appello.

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