Libia, il risultato della guerra sarà l’aumento dei clandestini e del prezzo del petrolio

mercoledì 10 aprile 14:43 - di Giovanni Trotta

Mentre le forze fedeli al governo di Tripoli hanno condotto raid aerei contro obiettivi militari del generale Khalifa Haftar nella città di Gharyan e a sud di Tripoli, da più parti ci si appella alle parti affinché depongano le armi. Il vice premier e ministro degli Esteri del Qatar, uno dei Paesi protagonisti dello scacchiere mediorientale, Sheikh Mohammed bin Abdulrahman al Thani, ha condannato l’attacco condotto dal generale Khalifa Haftar a Tripoli e i Paesi che lo stanno sostenendo, violando il diritto internazionale. Durante una conferenza stampa congiunta con l’omologo turco Mevlut Cavusoglu ad Ankara, al-Thani ha detto che è in atto un tentativo di imporre con la forza una nuova realtà in Libia. ”Alcuni Paesi si comportano in modo doppio, il che è sorprendente, dati anche i continui sforzi del governo di concordia nazionale riconosciuto dalla comunità internazionale in accordo con le risoluzioni del Consiglio di sicurezza”, ha detto il ministro, che ha chiesto alla comunità internazionale di adottare una posizione ferma rispetto alle violazioni del diritto internazionale in Libia e altrove nella regione. Da parte sua il ministro degli Esteri turco Cavusoglu ha sottolineato come solo il dialogo, e non l’aggressione militare, possa essere il modo per uscire dalla recente escalation in Libia. ”L’unità e la solidarietà in Libia possono sono essere garantite attraverso la Conferenza organizzata dalle Nazioni Unite e non con l’intervento militare”, ha detto Cavusoglu. Intanto Fratelli d’Italia reitera la sua richiesta al governo italiano: ”Fratelli d’Italia ha chiesto a Conte di venire a riferire in aula sulla Libia e il presidente del Consiglio, seppur con gravissimo ritardo, lo farà, ma i barconi in mare di questi giorni sono anche il frutto di una guerra civile scatenata da Haftar per procura e su mandato di Macron, e soprattutto il fallimento conclamato di questo governo, che tra le altre cose ci ha raccontato di una trionfalistica conferenza di Palermo che però non ha prodotto nulla se non una guerra civile di fronte a casa nostra e la lenta e inesorabile esclusione di Eni dal contesto libico”. Lo sostiene Andrea Delmastro, deputato di Fratelli d’Italia e capogruppo in commissione Esteri.

Il conflitto in Libia farà aumentare il prezzo del petrolio

La cosa certa è che per i consumatori italiani andrà sempre peggio: “Le tensioni in Paesi importanti per la produzione di petrolio come la Libia si ripercuotono sui prezzi” finali per il consumatore. Lo dichiara in un’intervista all’Adnkronos Michele Marsiglia, presidente di FederPetroli Italia, federazione petrolifera indipendente che riunisce aziende del settore energetico. Secondo Marsiglia, le conseguenze sui prezzi della benzina come del gas sono dovute a diversi fattori. Il primo sono “gli speculatori che operano in i quali che scenda o che salga il prezzo (del petrolio), ci guadagnano”. Il secondo fattore è legato direttamente alle conseguenze del conflitto in Libia. Marsiglia cita quindi un esempio concreto per spiegare la situazione. “I porti in Libia sono bloccati. Se una nave non riesce a scaricare attrezzature nei porti libici l’armatore si ferma con l’imbarcazione al largo, non è che torna indietro, si ferma lì. Ogni giorno che passa per noi sono costi in più. Basta considerare che una petroliera ferma a Porto Marghera costa 25mila dollari ogni metà giornata e se non ha spazio per scaricare nei depositi, i costi salgono in maniera impressionante. Questo, oltre ad altri problemi infrastrutturali, si ripercuote sulla rete di distribuzione facendo salire il prezzo della benzina”, spiega il presidente di FederPetroli. Un altro problema, denuncia Marsiglia, riguarda le assicurazioni dei carichi petroliferi. “In caso di conflitto l’armatore si assicura la nave, mentre l’imprenditore si assicura il carico, ma quando quest’ultimo va dall’assicurazione internazionale per stipulare la polizza per un certo importo i costi sono altissimi. Questo, insieme al prezzo del greggio, va a sballare qualsiasi tipo di offerta e quotazione”, conclude.

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