Libia, Haftar bombarda Tripoli, è strage di donne e bambini: il bilancio sale a 300 morti

lunedì 29 aprile 13:31 - di Redazione

La polveriera Libia è esplosa: e dall’inizio degli scontri, fino alle 13 di domenica almeno, il bollettino della guerriglia parla di una strage di donne e bambini. Gli sfollati, poi, per cui anche il Pontefice ha chiesto l’apertura di corridoi umanitari come via di fuga dal caos, sarebbero già oltre 40.000. In tutto questo, mentre le tribù della Cirenaica, a nome di una trentina di località nell’Est del Paese, chiedono in un a nota indirizzata al governo italiano di «ritirare le proprie truppe dal Paese ed evitare la reincarnazione del ruolo di uno Stato coloniale», un commando di uomini armati ha preso d’assalto la stazione 186 del giacimento di el-Sharara, il più grande della Libia nell’area sudovest del Paese. A quanto si apprende da Anadolu citando fonti delle forze militari del generale, le forze di Haftar che controllano l’area, hanno respinto gli assalitori e al momento non ci sarebbero vittime.

Libia: 300 morti: è strage di donne e bambini

Eppure, come detto in apertura, sono già trecento i morti – tra cui 90 minori e 100 donne, 42 delle quali vittime di violenza sessuale – 1.700 feriti e più di 40mila sfollati, il 50% donne e il 25% minorenni. Sono i numeri resi noti dall’Amsi, Associazione medici stranieri in Italia, riferiti al periodo dal 4 aprile, giorno dell’inizio degli scontri in Libia, fino alle 13 di domenica, in base al bilancio fornito dai medici libici. «Ci informano che nei prossimi giorni saranno operate 45 donne e minorenni da un chirurgo francese presso l’ospedale di Bengasi», riferisce il presidente dell’Amsi, Foad Aodi, che ringrazia Papa Francesco «per il suo appello a favore della popolazione e dei rifugiati in Libia e l’urgenza di corridoio sanitario e umanitario».

Respinto ogni appello per il cessate il fuoco a Tripoli

Intanto, il governo libico di accordo nazionale respinge ogni appello per il cessate il fuoco a Tripoli a meno che le forze del generale Haftar non si ritirino e tornino a Rajma, nell’est del Paese. Ad affermarlo sarebbe Muhannad Younis, portavoce del governo guidato da Fayez Serraj. «Il governo sta monitorando da vicino gli appelli sospetti al cessate il fuoco lanciati da chi vuole colpire alle spalle l’esercito libico schierato al fronte», sono state le parole del portavoce riportate dal quotidiano Libya Observer che aggiornano il punto sulla situazione incandescente…

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