Legittima difesa, Mattarella firma la legge: il provvedimento «non attenua il ruolo dello Stato»

venerdì 26 aprile 11:50 - di Chiara Volpi

Alla fine i dubbi si sciolgono e si passa alla firma: dopo un discreto temporeggiare, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha firmato la legge sulla legittima difesa e scritto alle Camere presso i loro presidenti Casellati e Fico, e al premier Conte sottolineando che, è sua ferma convinzione che il provvedimento appena siglato non indebolisca in alcun modo il ruolo dello Stato nella tutela della sicurezza dei suoi cittadini. E così, la legge sulla legittima difesa rimasta fino ad oggi in un cassetto al Quirinale ha il via istituzionale del presidente che l’ha appena firmata dopo aver fatto richiesta, come noto, di ulteriori delucidazioni e chiarimenti, evidentemente esaurienti ed andati quindi a dirimere i dubbi di costituzionalità sulla norma avanzati fin dalle prime discussioni in merito dal presidente che non ha nascosto fino a ieri una sua posizione incerta sul provvedimento in esame. Salvini ha diplomaticamente pressato sul Colle e l’inquilino del Quirinale oggi ha finalmente risposto con la firma (tanto attesa) sulla legge.

Mattarella e Salvini distanti il 25 aprile e sulla legittima difesa: ma arriva la firma del Colle alla legge

Eppure l’improvvisa accelerazione sulla questione ha stupito molti, tra sostenitori e detrattori della legge stessa, specie in considerazione di una distanza tra il presidente della Repubblica e il ministro dell’Interno e vicepremier Salvini, ancora ieri divisi anche dagli appuntamenti in agenda per il 25 aprile: con Mattarella che ha scelto di presenziare a Vittorio Veneto e il ministro dell’Interno Matteo Salvini volato invece a Corleone: lontani  geograficamente… e non solo. Per l’inquilino del Quirinale, che per il cerimoniale istituzionale imposto dal calendario ha scelto la città simbolo della prima guerra mondiale, come riferisce tra gli altri in queste ore il sito del Corriere della sera, celebrare il 25 aprile ha avuto il significato di solennizzare «il ritorno dell’Italia alla libertà e alla democrazia», valori da difendere sempre e comunque. Per Salvini, invece, osservare il rito di una ricorrenza come quella del 25 aprile ripartendo da Corleone ha voluto rappresentare ed esprimere  un imprescindibile simbolo di liberazione dalle mafie, dalla dittatura criminale, dalla persecuzione violenta e ricattatoria. Assenti l’uno per l’altro e, come detto, divisi anche sul 25 aprile: eppure il presidente Mattarella non ha voluto far mancare un suo riferimento al ministro dell’Interno al quale ha mandato a dire – e a riportarlo è ancora una volta sempre il quotidiano di via Solferino – che  «la storia insegna che quando i popoli barattano la propria libertà in cambio di promesse di ordine e di tutela, gli avvenimenti prendono sempre una piega tragica e distruttiva». Ma tant’è: il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha promulgato la legge recante modifiche al codice penale e in materia di legittima difesa ed ha contestualmente inviato una lettera ai presidenti del Senato della Repubblica, Maria Elisabetti Alberti Casellati, della Camera dei deputati, Roberto Fico, e al presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte, e in una nota diramata dal Quirinale fa sapere contestualmente di aver «promulgato in data odierna la legge recante: Modifiche al codice penale e altre disposizioni in materia di legittima difesa – si legge nel testo della missiva –. Il provvedimento si propone di ampliare il regime di non punibilità a favore di chi reagisce legittimamente a un’offesa ingiusta, realizzata all’interno del domicilio e dei luoghi ad esso assimilati, il cui fondamento costituzionale è rappresentato dall’esistenza di una condizione di necessità. Va preliminarmente sottolineato che la nuova normativa non indebolisce né attenua – rimarca quindi il Capo dello Stato – la primaria ed esclusiva responsabilità dello Stato nella tutela della incolumità e della sicurezza dei cittadini, esercitata e assicurata attraverso l’azione generosa ed efficace delle Forze di Polizia».

I dubbi e le perplessità sul provvedimento evidenziati da Mattarella in una nota del Quirinale

Non solo: «L’art.2 della legge, modificando l’art.55 del codice penale, attribuisce rilievo decisivo “allo stato di grave turbamento derivante dalla situazione di pericolo in atto”: è evidente – sottolinea quindi il Presidente della Repubblica – che la nuova normativa presuppone, in senso conforme alla Costituzione, una portata obiettiva del grave turbamento e che questo sia effettivamente determinato dalla concreta situazione in cui si manifesta. Devo rilevare che l’articolo 8 della legge stabilisce che, nei procedimenti penali nei quali venga loro riconosciuta la legittima difesa “domiciliare”, le spese del giudizio per le persone interessate siano poste a carico dello Stato, mentre analoga previsione non è contemplata per le ipotesi di legittima difesa in luoghi diversi dal domicilio», osserva Mattarella chiarendo i dubbi e tornando sulle perplessità che nutriva sul provvedimento. «Segnalo, infine, ha poi ripreso il discorso l’inquilino del Quirinale, che l’articolo 3 della legge in esame subordina al risarcimento del danno la possibilità di concedere la sospensione condizionale della pena, nel caso di condanna per furto in appartamento o per furto con strappo ma che lo stesso non è previsto per il delitto di rapina. Un trattamento differenziato tra i due reati non è ragionevole poiché – come indicato dalla Corte costituzionale, nella sentenza n. 125 del 2016 – “gli indici di pericolosità che possono ravvisarsi nel furto con strappo si rinvengono, incrementati, anche nella rapina». ha sottolineato il Capo dello Stato firmando, non senza le riserve sopra riportate, la legge.

Tra le posizioni di Mattarella e Salvini spunta pure Di Maio che, ancora ieri…

E immediate sono scattate domande e recriminazioni: per caso il presidente si stava riferendo, neanche troppo tra le righe, alla legge sulla legittima difesa, che il Quirinale ha tenuto in fondo a un cassetto della scrivania presidenziale fino a stamattina, in nome di non meglio specificati “dubbi di costituzionalità”? Il dubbio è sorto spontaneo, e la risposta di Salvini, pure: «Aspettiamo la sua firma da un’ora all’altra», ha fatto sapere già ieri in serata il titolare del Viminale, continuando a sollecitare a distanza una decisione presidenziale. E di Maio, in tutto questo, come si è posto? Più o meno dalle parti del Quirinale, tanto che in merito alla vexata quaestio ha fatto sapere:  «Il testo va bene, però non può servire a far proliferare la vendita delle armi». E la palla torna al centro in attesa del fischio d’inizio è andata in rete poco fa: il presidente della Repubblica ha firmato la legge sulla legittima difesa…

 

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