Lamberto Sposini, “perché non fu subito soccorso?”. Dopo 8 anni nessuna risposta

giovedì 4 aprile 13:12 - di Fabio Marinangeli

Sono passati otto lunghissimi anni da quando la vita di Lamberto Sposini è cambiata totalmente. Un ictus e una conseguente emorragia celebrale, prima di andare in onda, hanno colpito il giornalista che allora lavorava in Rai. Da allora è iniziata una battaglia legale in cui i suoi familiari vogliono accertare i ritardi e le negligenze del servizio pubblico. In quella situazione, racconta l’avvocato di Sposini Bruno Tassone il 118 sarebbe dovuto arrivare in pochi minuti, ne sono passati cinquanta prima che il giornalista venisse soccorso. Dopo la sentenza di primo grado che scaricava di ogni colpa la tv pubblica, impugnata, il 21 maggio i giudici d’appello proveranno ancora una volta a mettere luce su questa vicenda.

Si attendono risposte quindi, le attendono l’ex compagna, la figlia, le attende lui. Attendono anche che dai vertici Rai arrivi un accordo extragiudiziale per un risarcimento, ma niente: tutto tace. Si tratterebbe di 350mila euro al fronte di 11 milioni chiesti in precedenza. Clemente Mimun, direttore del Tg5 dove ha lavorato insieme a Lamberto Sposini, commenta così all’Adnkronos l’empasse in cui si trova la vicenda giudiziaria tra quest’ultimo e la Rai.«Sposini ha dato molto alla Rai, anche sul fronte dell’informazione sportiva, alla Tgr e al Tg1; anche se non voglio entrare nelle logiche di altre aziende mi sarei aspettato un atteggiamento diverso da parte della Rai perché Lamberto lo merita davvero».

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