La supercazzola di governo regala l’oro del popolo ai banchieri

martedì 2 aprile 6:00 - di Francesco Storace

Decide Conte. Come dire affidiamo a Dracula la gestione del sangue raccolto dall’Avis. Sia il gatto a stabilire la fine del topo. Il dirottatore la destinazione del volo.

La maggioranza gialloverde ne sta combinando un’altra e delle più gravi. Sta definitivamente regalando l’oro del popolo ad una banca in mano ai privati nota come Bankitalia e riconoscibile dai guanti bianchi che non lasciano impronte.

Mozione di Fratelli d’Italia

Tutto rischia di accadere domani al Senato. Nelle settimane scorse Fratelli d’Italia ha incalzato il premier sulla questione, trascinandolo a rispondere in Parlamento sulla proprietà dell’oro detenuto per la maggior parte nei forzieri di Bankitalia. A precisa domanda, Conte ha risposto che quel tesoro fa parte del patrimonio attivo della banca. Come a dire: lo Stato non può più accamparne la proprietà, è stato scippato ai cittadini italiani, saranno i banchieri a decidere che farne.

Sarebbe bastato chiedere consigli a un soggetto tutt’altro che sovranista come Emanuel Macron per rispondere con maggiore accortezza. Persino in Francia l’oro è dello Stato. In Italia non lo si può dire.

A meno che domani non si approvi la mozione presentata da Fratelli d’Italia, con la prima firma del senatore Fazzolari, che sul punto è assai precisa. Il governo deve valutare la tempestiva adozione di un atto normativo che ribadisca, in maniera esplicita, che le riserve auree sono di proprietà dello Stato italiano e non della Banca d’Italia. Non solo: deve anche adottare le iniziative opportune affinché le riserve auree eventualmente ancora detenute all’estero siano fatte rientrare nel territorio nazionale.

Ma Lega e Cinquestelle ci ripensano

Tempo fa queste cose le diceva e scriveva anche la Lega con i suoi migliori esperti, da Borghi a Bagnai – che stanno in Parlamento a presiedere importantissime commissioni economiche – e professori come Rinaldi, che le ha spiegate da par suo in tutte le tv. Ma il Palazzo sembra togliere forza alle idee e proprio Bagnai ha sottoscritto con i cinquestelle una mozione che afferma il contrario: sia il governo a dover stabilire di chi è la proprietà dell’oro. Ovvero, lo deve decidere quel governo che già si è espresso in Parlamento addirittura attraverso il premier. “Adottare le opportune iniziative – scrive la maggioranza gialloverde – al fine di definire l’assetto della proprietà delle riserve auree detenute dalla Banca d’Italia nel rispetto della normativa europea”. Una supercazzola per tenere alto il morale delle truppe sui social e continuare ad ingannare quanti pretendono chiarezza sul tema.

Perche è importante invece definire la questione una volta per tutte. Quell’oro può essere usato a garanzia – sia pure parziale – del debito pubblico oppure per altre iniziative a tutela finanziaria del popolo italiano. Se è di proprietà dei banchieri, sono loro a deciderne l’uso. Se è del popolo, decide lo Stato.

Ma chi sembra aver già venduto l’anima al diavolo, ne teme la coda, perché l’establishment non tollera autonomia. E quindi – come ha fatto già il premier – da’ per persa la partita prima di giocarla. Parlano di sovranità ma fanno esattamente il contrario, sperando che nessuno se ne accorga. Ma la coerenza, almeno su materie così incandescenti, dovrebbe essere un dovere per chi indossa la divisa da sovranista.

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