Iva, la farsa del governo, la Meloni s’infuria: «Dicano prima delle elezioni se aumenterà o no»

giovedì 18 aprile 10:47 - di Gabriele Alberti

La bomba  orologeria è innescata, la battaglia divampa. Il rialzo dell’Iva dal primo gennaio 2020 sarà confermato in assenza di misure “alternative”, asserisce il ministro dell’Economia Giovanni Tria in audizione sul Def davanti alle commissioni Bilancio riunite di Camera e Senato a Palazzo Madama.  Ma anche no: le smentite dei due vicepremier Di Maio e Salvini la dicono lunga sulle tensioni e il disaccordo all’interno del governo. Serve chiarezza, per questo Giorgia Meloni incalza questa commedia messa in scena dall’esecutivo: «Il governo dica con chiarezza prima delle elezioni europee del 26 maggio se l’Iva aumenterà o no. Gli italiani hanno il diritto di votare sapendo cosa questo Esecutivo ha fatto in ambito economico».

Meloni: «I soldi? Io abolirei il reddito di cittadinanza»

Giorgia Meloni spiega che «l’aumento dell’Iva sarebbe un disastro e l’Esecutivo deve trovare i soldi per disinnescare le clausole di salvaguardia», ha argomentato le presidente di FdI  nel corso di un’intervista a ‘24 Mattino’ su Radio24. «L’aumento dell’Iva sarebbe un disastro e darebbe la mazzata finale all’economia italiana, alla domanda interna e ai consumi. Dove trovare i soldi? Se dipendesse da me prenderei una parte dei soldi dall’abolizione del reddito di cittadinanza, una misura che non aiuta nessuno a trovare a lavoro», conclude Meloni, che ha ribadito un punto da sempre sostenuto. Già , la padre di tutte le domande: dove verranno trovati i soldi per disinnescare le clausole di salvaguardia?

Rischio stangata

A ogni modo, in serata, dal salotto di Bruno Vespa, Tria ha ribadito che «l’obiettivo sarà evitare l’aumento dell’Iva, proseguire la riforma fiscale anche dell’Irpef», nelle compatibilità degli obiettivi di finanza pubblica del Def, spiegando che per i target dei conti si possono anche prendere tagli di spesa. «Si possono trovare i soldi ma sono allocati, la decisione di dove toglierli e dove metterli è politica», scandisce Tria, scaricando la bomba sui vicepremier.

Il dibattito sulle scelte di politica economica del governo è diventato una guerra aperta e e viene reso più difficile dalle peggiorate prospettive di crescita del paese con tanto di revisione al ribasso delle stime di crescita passate nel 2019 a 0,2% dal precedente 1%. Ma i conti non finiscono mai. Il Messaggero in un’anticipazione parla di due ipotesi sul tavolo del governo: «La prima prevede un aumento ‘orizzontale’ di tutti i beni e i servizi sui quali oggi si paga l’aliquota ordinaria del 22 per cento. Al momento viene valutato un incremento di un punto. Sulla carta però, in caso di necessità, potrebbe essere preso in considerazione un ritocco sempre generalizzato ma più energico, ad esempio, di due puntiUna via alternativa è quella degli aumenti mirati e selettivi, che in realtà almeno nelle intenzioni della maggioranza dovrebbe comprendere anche alcune (ugualmente mirate) riduzioni d’imposta», come i (prodotti per l’infanzia.

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