Il vero sovranismo anti-italiano? È quello franco-tedesco, da sempre. Ma qualcuno dice basta

venerdì 12 aprile 14:42 - di Antonio Pannullo

È dai tempi del Mercato comune europeo (Mec) che sentiamo parlare di “locomotiva franco-tedesca”, per intendere che le economie trainanti dell’Europa sono sempre state Germania e Francia. I due Paesi hanno sempre lavorato di conserva per i loro interessi, escludendo un po’ spocchiosamente il Regno Unito e naturalmente le nazioni considerate da loro di serie B, come Italia, Spagna e le altre. E non fa differenza se al governo ci fosse Chirac o Mitterrand o Sarkozy, l’anti-italianismo è sempre stato una costante oltralpe. Stesso discorso per la Germania, che economicamente forse si può permettere di snobbarci molto più della Francia, ma che in ogni caso ha sempre preferito Parigi a Roma come interlocutore privilegiato. Gli inglesi, loro cugini-fratelli, ai tedeschi non piacciono troppo, per varie ragioni, e in parte ne temono la concorrenza su molti piani. Così da decenni questa locomotiva franco-tedesca corre su e giù per l’Europa, distribuendo austerity e sacrifici alle altre 26 nazioni, consultandosi di tanto in tanto con la Casa Bianca, soprattutto se targata dem. Ma da un annetto a questa parte i rapporti tra le cancellerie europee e Washington sono peggiorati, a causa dell’avvento di Donald Trump, uno che gli interessi del suo popolo li fa davvero. Il potere di Bruxelles gestito così in maniera così esclusiva da due sole capitali, non poteva non dare fastidio a un popolo degno di chiamarsi tale, quello inglese, che in quattro e quattr’otto ha salutato e se ne è andato da dove non è gradito. Nello stesso tempo i popoli europei, italiano compreso, hanno iniziato a prendere coscienza dello strapotere della Ue, ma soprattutto del fatto che Bruxelles poi non faceva i loro interessi, con gli assurdi lacci e lacciuoli, regolamenti, normative, insomma una burocrazia a tutt’andare: esattamente quello di cui l’Europa ha meno bisogno. Inoltre i popoli dell’ex Patto di Varsavia entrati nella Ue con fiducia, si sono accorti che stavano passando da una dittatura a un’altra, e hanno iniziato a fare i loro conti. Dell’Italia, tra le prime dieci potenze mondiali e sempre denigrata dall’asse franco-tedesco, sappiamo tutto: la presa di coscienza è iniziata con il massiccio afflusso di clandestini africani, appoggiato e organizzato secondo molti dall’Unione europea, che comunque non ha gestito il fenomeno, che ha destabilizzato gli italiani, portando al cambio di governo.

L’Unione europea stretta tra Brexit e clandestini

A questo punto l’Unione, e quindi il suo cuore franco-tedesco, si stanno trovando sotto un duplice fuoco nemico: da una parte la Brexit, il cui significato è molto più importante di quanto appaia, dall’altra le imminenti elezioni europee, che vedranno certo un ridimensionamento dei socialisti e dei centristi, dalle dimensioni non quantificabili. Si diceva della Brexit: Francia e Germania adesso hanno prenuto di Buxelles per la dilazione, ma non certo per rispettare i desiderata del popolo di Sua Maestà. Quello che preme veramente a Macron e Merkel è che non vi sia un’uscita senza accordo, che penalizzerebbe tutte le economie. Infatti, se Londra uscisse in modo traumatico, Bruxelles dovrebbe far vedere che vi sarebbero delle conseguenze, per non perdere completamente la faccia di fronte al mondo. Ma se la Ue mettesse in atto delle misure, il Regno Unito bloccherebbe immediatamente l’import di tutti i prodotti franco-tedeschi, tra cui le automobili, di cui come è noto l’Inghilterra non è produttrice. A tutto questo si aggiunge la questione dei dazi con gli Stati Uniti, i quali come detto simpatizzano in questo momento più con Londra che con Bruxelles. A questo proposito c’è un’altra notizia interessante, segnalata dal giornale online L’antidiplomatico, che racconta che anche Bernie Sanders, alfiere del Partito democratico Usa, si è pronunciato contro un’apertura delle frontiere indiscriminata: “Non penso che sia qualcosa che possiamo fare in questo momento – ha affermato -, se apri i confini, mio Dio, c’è molta povertà in questo mondo e avrai persone da tutto il mondo”. Una riflessione di semplice buon senso, che però a Bruxelles non hanno mai voluto intendere. E proprio oggi sul Foglio, Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, spiega cosa succederà a Bruxelles nel prossimo futuro: “Sia chiaro che noi non andiamo a limare qualche direttiva, ma a rifondare la costruzione europea in direzione di una confederazione di Stati liberi e sovrani che cooperano sulle grandi materie, secondo il principio di sussidiarietà”. “Serve che la Ue non faccia quello che può essere fatto meglio dagli Stati o dalle autonomie locali, e faccia quello che gli Stati nazionali non possono fare: politica estera, difesa dei confini, mercato unico, sicurezza. Materie su cui oggi è deficitaria”.

(Foto Dpa)

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