Il Nord pronto a chiedere il conto al governo. Salvini tentato dalle elezioni a ottobre

sabato 20 aprile 12:18 - di Niccolò Silvestri

Sono colpi veri e non a salve quelli che si sparano quotidianamente addosso Di Maio e Salvini. Ma se il capo politico del M5S, in caduta libera nei sondaggi ha dalla sua la necessità di tentare di appigliarsi ad un sostegno purchessia pur di evitare il precipizio, la strategia del leader leghista si spiega solo se serve a schiudergli l’orizzonte ravvicinato, cioè in autunno, di nuove elezioni politiche. A spingere Salvini verso le urne non è tanto lo spauracchio dell’aumento dell’Iva o la prospettiva di una finanziaria “lacrime e sangue”, ma soprattutto il clima di insoddisfazione che comincia ad aleggiare al Nord.

Bassa crescita e tasse alte: la “Padania” non ci sta

Sia chiaro: non ci sono rivolte da placare, almeno non ancora, ma dubbi da fugare quelli sì, e sempre di di più. Insomma, l’aria nell’antica Padania che fu di Bossi sta diventando pesante e, se non adeguatamente bonificata, rischia di trovare in un governatore come Luca Zaia, finora lealissimo, l’interprete di un “nordismo” di ritorno che disturberebbe non poco il nuovo corso “nazionale” del leader. È la prospettiva che più teme Salvini. Anche perché sa bene che tra i capannoni del Nord-Est o nelle imprese della Brianza non incanterà più di tanto snocciolando i numeri del crollo degli sbarchi di migranti sulle nostre coste. Qui alla Lega chiedevano altro, a cominciare dalla diminuzione delle tasse, su cui si è fatta gran propaganda e pochi fatti, per finire alla Tav, tema sul quale i 5Stelle hanno eretto una e vera e propria muraglia che resiste a dispetto del ciarpame ideologico che la tiene insieme.

Sull’autonomia Salvini teme il protagonismo di Zaia

Persino l’autonomia differenziata di Lombardia e Veneto sembra essersi arenata sulle secche di un negoziato all’interno della maggioranza che allo stato si presenta privo di sbocchi. Se a ciò si aggiunge la bassa crescita economica e la paura di una nuova crisi quando siamo ancora a leccarci le ferite di quella innescata nel 2008 dal fallimento della Lehman Brothers, si capisce ancor di più perché Salvini sia veramente tentato dallo staccare la spina al governo. Sta valutando solo tempi e modi. Ma il dado è tratto.

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